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Stop code per il permesso di soggiorno: in duecento al presidio notturno davanti alla Questura organizzato dai candidati Pd Logli e Martini


L'iniziativa "Il prezzo di un foglio di carta" ha raccolto l'adesione delle comunità pakistana, bengalese, ivoriana, cinese, albanese e di tante altre nazionalità. Toccanti le testimonianze di chi ha raccontato le notti passate al gelo, anche con i bambini piccoli, davanti agli uffici. Milone: "Iniziativa demagogica"


Claudio Vannacci


Sono state duecento le persone che hanno partecipato al presidio “Il prezzo di un foglio di carta” davanti alla Questura di Prato, dove Marta Logli e Marco Martini, candidati del Partito Democratico al Consiglio Regionale della Toscana, hanno denunciato la situazione disumana che ogni settimana costringe centinaia di donne e uomini a dormire per strada in attesa dell’apertura degli uffici per richiedere o rinnovare i permessi di soggiorno.
Al presidio hanno preso parte rappresentanti delle comunità pakistana, bengalese, ivoriana, cinese, albanese e di tante altre nazionalità che compongono il tessuto sociale pratese. Numerosi gli interventi che hanno chiesto un sistema diverso, più umano e rispettoso della dignità delle persone. Toccanti le testimonianze di chi ha raccontato le notti passate al gelo davanti agli uffici, l’umiliazione subita dai bambini costretti ad accompagnare i genitori, e di come i permessi di soggiorno diventino strumento di ricatto e sfruttamento. Sono emerse storie di persone che vivono in Italia da 25 anni e ancora non hanno ottenuto la cittadinanza, intrappolate in un sistema burocratico che le trattiene in una condizione di precarietà permanente, anche per la difficoltà di ottenere e mantenere la residenza.
“Ho fortemente voluto questo momento per usare lo spazio della campagna elettorale per portare luce su questo annoso problema, che associazioni del territorio, sindacati, cittadini denunciano da decenni: che non si dica che si è normalizzato, che ci siamo arresi a questo”, ha dichiarato Marta Logli.


“Quello che vediamo fuori dalla Questura è inaccettabile – ha aggiunto -, ed è solo la punta dell’iceberg di un sistema di ingiustizia, esclusione e criminalizzazione che è la mala regolamentazione e gestione del fenomeno migratorio in Italia. A Prato questo colpisce il 25% dei pratesi. Consci della situazione, e del fatto che le soluzioni ci sono, non possiamo restare in silenzio”. Per questo la candidata dem ha voluto chiudere il presidio con un flash mob simbolico, con le torce tenute in alto dai partecipanti: “Perché questo tema non cada di nuovo nel buio”.
Marco Martini, che già aveva portato la proposta in Consiglio Regionale e che ha rilanciato l’iniziativa in questa campagna elettorale, ha ribadito la fattibilità di soluzioni concrete: “Il decentramento amministrativo dei rinnovi è una risposta di civiltà che può essere realizzata. Non possiamo accettare che nel 2025 ci siano ancora persone costrette a dormire per strada per un documento. La Regione può e deve fare la sua parte per garantire dignità e diritti a tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro provenienza. Le soluzioni ci sono, e intendiamo portarle in Regione perché in nessuna città si debba più vivere nella precarietà quando altro non si vuole che una vita normale”.

Parla di iniziativa demagogica Aldo Milone di Prato Libera e Sicura: “Serve solo a sfruttare, per puro scopo elettorale, quei poveri extracomunitari che passano notti intere davanti alla Questura per il rinnovo del permesso di soggiorno – dice -. Ovviamente questa situazione esclude la Questura da qualsiasi responsabilità ed è un problema che si trascina da anni e anche quando a governare il Paese era il centrosinistra. Ugualmente assurda e demagogica è la proposta di delegare il Comune di Prato il rinnovo e il rilascio dei permessi di soggiorno, senza sapere che il rilascio di un permesso di soggiorno richiede da parte della Questura un’attività di informazione sui singoli richiedenti, alcune anche molto riservate, che non possono nella maniera più assoluta essere delegate al personale del Comune”.

“L’ennesima passerella politica- commenta l’ex consigliere comunale di Fratelli d’Italia Cosimo Zecchi– I cittadini pratesi meritano chiarezza: da anni denunciamo come la gestione dei flussi migratori sul nostro territorio sia divenuta un’attività centrale della mafia cinese, che sull’immigrazione fonda una parte rilevante dei propri interessi criminali. E di fronte a questo fenomeno, che mina la sicurezza e la legalità nella nostra città, il Pd continua a proporre iniziative simboliche e propagandistiche- conclude Zecchi- Le code per i permessi di soggiorno sono il riflesso di un sistema più ampio. Decentralizzare quest’attività, oltre che impossibile perché di competenza dello Stato, è inopportuno dato che il sistema pratese è aggravato dalla presenza invasiva della criminalità organizzata, che proprio sul controllo dei flussi migratori ha una delle sue principali fonti di potere. È evidente che le competenze in materia debbano restare a livello nazionale, dove possono essere garantiti strumenti e mezzi adeguati, non certo attraverso passerelle locali.”

Di speculazione parla anche Claudiu Stanasel, già vicepresidente del Consiglio comunale di Prato e capolista della Lega alle prossime elezioni regionali: “La verità è che quando erano al governo – dice Stanasel – il Pd non ha fatto nulla per risolvere i problemi legati all’immigrazione e alla gestione dei permessi di soggiorno, lasciando nel caos uffici e istituzioni. Oggi, in vista delle elezioni regionali, si ricordano del problema e provano a cavalcarlo, nel loro ennesimo tentativo di speculare politicamente su una questione complessa che richiede responsabilità, collaborazione istituzionale e serietà, non teatrini elettorali. La Questura di Prato – conclude stanasel – ha dimostrato senso di responsabilità, con aperture straordinarie e un concreto potenziamento dei servizi, ottenendo risultati tangibili e visibili”.

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