Prato è terza in Toscana e ottava in Italia per aumento della bolletta Tari. A dirlo è l’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva che, prendendo a riferimento una famiglia di tre persone in un’abitazione di 100 metri quadrati, ha passato in rassegna la spesa sostenuta nel 2024 in Italia.
Dall’analisi emerge che a Prato pesa un aumento dell’8,8 per cento (come a Pisa), con una spesa (calcolata sul riferimento) passata da 336 a 365 euro; percentuali più alte, in Toscana, solo a Siena dove la crescita si attesta al 12,9 per cento (da 222 a 250 euro) e a Livorno con il 9,8 per cento in più (da 352 a 386 euro). Restringendo il cerchio al territorio targato Alia, si registra un aumento del 5,6 per cento a Pistoia (da 448 euro a 473) e del 4,3 per cento a Firenze (da 299 a 312 euro).
Al di là delle percentuali di aumento, su scala regionale Prato si conferma tra le meno care insieme a Siena, Lucca (337 euro) e Firenze. Il primato della bolletta più pesante va a Pisa dove una famiglia di tre persone in cento metri quadri paga 557 euro; a seguire Pistoia, poi Carrara con 440, Massa con 428 euro. Un andamento impossibile da invertire senza una politica degli impianti dal momento che neppure la percentuale di raccolta differenziata tra le più alte sia a livello regionale che a livello comunale (Prato) riesce a addolcire, fosse anche solo di qualche euro, l’esborso delle famiglie. Ma c’è anche un’altra causa: l’evasione, non affatto marginale, che ricade su chi paga regolarmente e rispetta le regole. Una ingiustizia, non c’è che dire, ma è la legge che stabilisce che deve esserci un equilibrio assoluto tra quanto costa il servizio e quanto l’azienda che lo gestisce incassa. Si potrebbe obiettare che l’evasione deve essere perseguita fino allo stremo e punita al massimo, ma qui si apre un altro ragionamento. E tant’è.
A livello nazionale, ‘regina’ dell’aumento Tari è Reggio Emilia con una variazione del 15,1 per cento, mentre basta spostarsi di una trentina di chilometri per trovare la città con la bolletta più leggera rispetto a un anno fa: Modena – 12,3 per cento (segno meno anche per Aosta, Cagliari, Milano, Isernia, Ravenna, Asti, Crotone, Teramo, Avellino, Gorizia, Cosenza, Cremona e Siracusa).
Per quanto riguarda la raccolta differenziata, la cui capacità incide o, meglio, dovrebbe incidere sulla tariffa e perciò sulle tasche dei cittadini, Prato segna il 70,8 per cento, in diminuzione rispetto all’anno precedente, mentre le vicine di casa Pistoia e Firenze fanno passi in avanti ma fermandosi a percentuali di molto inferiori a quella pratese: rispettivamente 52,6 e 55,6 per cento.
Uscendo dal dettaglio delle città e parlando di regioni, la Toscana registra un aumento medio del 6,5 per cento (da 373 a 397 euro), il più alto dopo il Trentino Alto Adige (da 203 a 224). La spesa toscana è tra le più onerose per i bilanci familiari: una famiglia di 3 persone in 100 metri quadrati spende di più solo in Campania, Puglia e Sicilia.
Infine, nella top ten dei 10 capoluoghi più costosi compaiono – guardando alle toscane – Pisa e Pistoia rispettivamente al secondo e all’ottavo posto (prima Catania con 602 euro); nessuna città toscana nella classifica dei capoluoghi più economici (prima Cremona con 196 euro). (nadia tarantino)
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