A pochi mesi dall’inizio del nuovo anno scolastico, il quadro dell’inclusione scolastica nella provincia di Prato si presenta critico. Secondo i dati aggiornati, sono 1.445 gli studenti con disabilità iscritti nelle scuole pratesi, ma il numero dei docenti di sostegno di ruolo non è sufficiente a garantire la necessaria continuità didattica.
Attualmente, l’organico di diritto prevede 439 cattedre di sostegno, cui si aggiungono 26 posti di potenziamento, per un totale di 462 insegnanti stabili. A questi si sommano 632,5 cattedre in deroga autorizzate con decreto dell’Ufficio Scolastico Regionale il 23 luglio, che verranno coperte tramite supplenze. Complessivamente, saranno dunque 1.097,5 i posti di sostegno a disposizione, ma circa il 60% sarà affidato a docenti non di ruolo.
“La situazione è preoccupante – commenta Filomena Di Santo, segretaria della Flc Cgil – perché i numeri confermano una cronica precarietà del sistema scolastico. Gli alunni con disabilità hanno diritto alla continuità educativa, ma con un simile tasso di supplenze è praticamente impossibile garantirla”.
Non va meglio al Convitto Nazionale Statale di Prato, dove a fronte di 38 posti in organico solo 25 sono coperti da educatori di ruolo, mentre 13 restano vacanti. Il Ministero, però, ha autorizzato una sola immissione in ruolo, lasciando gran parte del fabbisogno ancora scoperto.
“A livello nazionale – prosegue Di Santo – su 555 posti liberi ne saranno stabilizzati appena 44. Questo dimostra quanto sia ancora distante una reale volontà di investimento nel personale educativo. La precarietà non solo penalizza i lavoratori, ma incide direttamente sulla qualità dell’offerta formativa”.
La Cgil chiede un cambio di passo immediato: più assunzioni stabili e risorse certe per garantire un diritto allo studio realmente inclusivo.
“In numerosi istituti- il commento di Luigi Rocca segretario territoriale Uil scuola- si registra una riduzione delle ore di sostegno, in particolare nei casi in cui la disabilità non è classificata come grave. Questo approccio, tuttavia, rivela una visione distorta e limitata dell’inclusione scolastica, che rischia di compromettere il diritto allo studio e alla piena partecipazione alla vita scolastica da parte di migliaia di studenti.
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