Nella provincia di Prato le liste d’attesa per l’ingresso nelle Rsa con quota sanitaria a carico della Società della Salute si aggirano oggi intorno ai sei mesi. Ogni mese, infatti, riesce a inserire circa 20 anziani nelle strutture, mentre nello stesso periodo arrivano in media 30 nuove richieste, creando un continuo accumulo di persone in attesa. I tempi di attesa più lunghi riguardano chi usufruisce del sostegno economico pubblico, mentre chi paga interamente la retta vede tempi sensibilmente più brevi, anche se la spesa può arrivare fino a circa 3mila euro al mese.
Complessivamente, vengono garantiti seicento posti in Rsa, sostenuti da un budget annuale di circa 11,5 milioni di euro. Le liste vengono stilate secondo parametri regionali che tengono conto non solo dell’Isee, ma anche della situazione familiare, delle condizioni di salute e del livello di autonomia della persona: chi non ha figli vicini, ad esempio, ottiene più punti per l’accesso. Dati resi noti da Matteo Biffoni presidente commissione sanità in Regione che sottolinea “qui è da dove si parte e da dove si inizia a lavorare” per affrontare un problema strutturale sempre più pressante
Intanto sul portale del Comune è stata pubblicata la lista di attesa aggiornata al 30 novembre: sono 141 le persone non autosufficienti in lista di attesa. La domanda è concentrata soprattutto nelle aree nord/centro (64 persone) e sud/ovest (38 persone), che insieme rappresentano oltre il 72% del totale. A colpire è il dato di genere: oltre l’80% delle persone in attesa sono donne (114 su 141), un fenomeno legato alla maggiore longevità femminile, che però non trova riscontro nella disponibilità delle strutture.
Il quadro delle Rsa pratesi mostra un sistema fortemente sotto pressione: 18 strutture su 20 risultano senza posti disponibili, mentre nelle due rimanenti solo alcuni posti sono liberi, con limitazioni per genere. Le quote sociali oscillano tra 53,50 euro (Cicignano) e 66 euro (Villa Niccolini), con una media di circa 61 euro al giorno a carico delle famiglie, e il 55% delle strutture applica una quota sociale pari a 62,50 euro. Nonostante la differenza di prezzo, sia le strutture più economiche sia quelle più costose risultano saturate, con conseguente prolungamento dell’attesa.
Le famiglie, di fronte a questa situazione, spesso devono gestire la non autosufficienza dei propri cari a domicilio o ricorrere a soluzioni private temporanee, con costi completamente a carico del ricoverato.
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