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Santo Stefano, quattro infermieri aggrediti nel reparto di psichiatria. Il sindacato: “Servono più personale e sicurezza”


Il NurSind ha scritto a prefetto e Asl: "Servono cinque operatori al mattino e al pomeriggio, quattro la notte e due guardie giurate fisse"


Alessandra Agrati


Quattro infermieri aggrediti ieri all’interno dell’Spdc, il Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’ospedale Santo Stefano. È l’ultimo episodio di una serie di aggressioni che, denuncia il NurSind, si verificano con continuità nel reparto. Il segretario territoriale Roberto Cesario ha scritto al prefetto e all’Asl chiedendo un intervento urgente: cinque operatori al mattino, cinque al pomeriggio e quattro durante la notte, oltre a due guardie giurate fisse 24 ore su 24, che attualmente non sono presenti.
Secondo il NurSind, a rendere particolarmente delicata la situazione è anche la presenza di pazienti con disturbi psichiatrici insieme a persone provenienti dal circuito penitenziario che, secondo il sindacato, avrebbero dovuto essere ricoverate nelle Rems, le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza. Le liti tra pazienti con situazioni e livelli di pericolosità differenti finiscono spesso per coinvolgere gli operatori sanitari, che si ritrovano nel mezzo. A complicare ulteriormente il quadro è la carenza di personale, aggravata dagli infortuni provocati dalle aggressioni. Per sostituire gli infermieri dell’Spdc assenti per infortunio vengono infatti impiegati anche operatori del Centro di salute mentale. Una soluzione che, secondo il sindacato, finisce però per indebolire il servizio territoriale, privando il Csm di personale e mettendo a rischio anche la sicurezza degli operatori impegnati nelle attività sul territorio. “L’Spdc è un reparto ad alta intensità di cura sanitaria, non un ambiente penitenziario o di massima sicurezza- spiega Cesario.- La convivenza forzata tra pazienti in stato di acuzie psichiatrica e soggetti con elevata pericolosità sociale o pregressi penali genera un clima esplosivo, con conseguente clima di insicurezza e paralisi operativa: gli infermieri e gli oss operano in uno stato costante di iper-vigilanza e forte stress psicofisico, tra minacce continue, aggressioni verbali e il timore quotidiano di subire ulteriori danni fisici”.
Nella lettera a prefetto e Asl, il NurSind chiede inoltre una revisione straordinaria del Documento di valutazione dei rischi, l’apertura di un tavolo specifico sul rischio aggressioni all’Spdc e un confronto con la Prefettura e gli organi giudiziari sulla presenza in reparto di persone che, secondo il sindacato, dovrebbero essere collocate nelle Rems. “Quello che è assolutamente indispensabile è che il personale possa lavorare in sicurezza e che i pazienti possano essere curati in serenità”, conclude Cesario.

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(N° 4 del 14/02/2009)
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Direttore responsabile: Claudio Vannacci

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Redazione: Via del Biancospino, 29/b, 50010
Capalle/Campi Bisenzio (FI)

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