Guardare il cuore più da vicino, non solo per valutarne forma e funzionamento, ma anche per capire come è fatto il suo tessuto. È quello che permette di fare la risonanza magnetica cardiaca, il nuovo esame che entra nell’offerta diagnostica dell’ospedale Santo Stefano di Prato. Viene utilizzato quando un paziente presenta una patologia cardiaca sospetta o già conosciuta e gli esami effettuati in precedenza hanno evidenziato elementi che richiedono un approfondimento. La risonanza permette infatti di ottenere immagini dettagliate del cuore e di caratterizzare il miocardio, fornendo informazioni che possono aiutare il cardiologo a definire la diagnosi e il successivo percorso di cura. Non è quindi un esame destinato indistintamente a tutti i pazienti cardiologici: viene prescritto dallo specialista quando il quadro clinico rende necessario un livello ulteriore di indagine. La sua caratteristica è quella di consentire una valutazione completa e non invasiva, integrando le informazioni ottenute attraverso gli altri esami cardiologici.
Per offrire questa possibilità al Santo Stefano, la macchina per la risonanza magnetica già presente in ospedale è stata dotata di un programma specifico per lo studio delle strutture cardiache. Il nuovo servizio amplia così le possibilità di diagnosi disponibili a Prato e completa un percorso di collaborazione tra Radiologia e Cardiologia che dura da più di dieci anni.
Un percorso iniziato con l’Angio-TC coronarica e cardiaca e sviluppato attraverso il lavoro congiunto della Radiologia, diretta da Maurizio Bartolucci, e della Cardiologia, guidata da Anna Toso, all’interno del Dipartimento delle Specialistiche Mediche diretto da Pasquale Palumbo. La nuova risonanza consente di aggiungere un tassello importante a questo percorso: oltre a vedere la struttura del cuore e a studiarne la funzione, permette infatti di analizzare le caratteristiche del miocardio. Informazioni che possono essere utili per distinguere diverse condizioni cardiache, valutare il rischio e orientare le scelte terapeutiche. Il valore del nuovo esame sta quindi anche nella possibilità di mettere insieme competenze e strumenti diversi. Cardiologi, radiologi e tecnici lavorano sullo stesso percorso diagnostico, con l’obiettivo di arrivare a una valutazione più precisa del singolo paziente.
“Siamo particolarmente orgogliosi della collaborazione multidisciplinare che ha accompagnato l’introduzione della nuova metodica – sottolineano i direttori Bartolucci e Palumbo – L’obiettivo è garantire ai pazienti un percorso diagnostico completo, appropriato e tempestivo”.
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