E’ aperta la discussione sul ricordo delle vittime dell’eccidio del Castello dell’Imperatore avvenuto il 7 settembre 1944, rilanciato quest’anno dall’onorevole di Forza Italia, Erica Mazzetti che, per spiegare la sua iniziativa, ha parlato di “bisogno di ricucire il tessuto della nostra città e superare le cicatrici della storia”. Il 7 settembre di 81 anni fa, giorno successivo all’impiccagione di 29 partigiani a Figline, furono uccisi diversi fascisti e sedicenti tali, è una data che segna una forte spaccatura tra favorevoli e contrari alla commemorazione.
Tra i primi interventi quello di Etruria 14: “Apprendiamo con piacere la proposta della deputata Mazzetti. Noi, da ormai 15 anni, nella più totale indifferenza e in alcuni casi ostracismo del mondo politico, giornalistico e civile, ricordiamo i Martiri del Castello con una corona di alloro. La città ha bisogno di pacificazione – si legge ancora in un comunicato – e allora chiediamo a Mazzetti, visto anche il suo ruolo istituzionale, di farsi promotrice di una iniziativa che renderebbe davvero palese il ricordo di questa triste pagina di storia, ovvero una targa in memoria delle vittime della furia assassina rossa. Noi continueremo in ogni caso, come sempre lontano dai riflettori, a commemorare i pratesi assassinati in quel triste giorno”.
E’ una riflessione articolata quella che arriva dal fronte opposto, da Massimo Chiarugi, presidente del Museo della deportazione e resistenza: “Il 7 settembre 1944 accadde qualcosa di molto grave, diversi cittadini con pesanti responsabilità nel periodo fascista, vennero uccisi senza che fosse stato fatto per loro un giusto processo. Non è sicuramente giustificabile, ma sarebbe anche del tutto sbagliato non tenere conto del contesto, quello del giorno dopo la fine di una feroce dittatura e delle nefaste notizie che arrivavano proprio in quello ore da Figline. Ciò che avvenne al Castello dell’Imperatore fu comunque un fatto inaccettabile e gravissimo, da condannare sena se e senza ma. Intatti come è normale che sia in una società civile e democratica, Marcello Tofani detto Tantana, che non aveva nessun mandato dal Cnl o dai comandanti partigiani, venne processato e condannato per le proprie colpe. Detto ciò, siamo convinti – continua Chiarugi – che un dato essenziale debba essere trasmesso e difeso da tutte le forze democratiche: la nostra democrazia è nata grazie alle scelte fatte in vita dai partigiani, quelle scelte che oggi ci permettono di confrontarci liberamente e apertamente anche con posizioni divergenti, perché nascono dentro un contesto di Repubblica nata dalla Liberazione e che la dittatura nazista e fascista cercarono di distruggere, combattere e negare”.
La deputata Mazzetti, proprio entrando nel merito dei motivi della commemorazione, ha fatto cenno anche alla morte dei ventinove partigiani il 6 settembre 1944 spiegando che l’iniziativa vuole essere un ricordo di tutte le vittime innocenti, da Figline al Castello dell’Imperatore.
Intervento anche di Marta Logli, componente della direzione nazionale del Pd: “Le parole dell’onorevole Mazzetti creano solo confusione e rischiano di offendere la memoria collettiva della nostra città. Non si può mettere sullo stesso piano chi scelse di stare dalla parte della libertà, lottando e pagando con la vita, e chi fu strumento di oppressione e di violenza. La Resistenza ha riconsegnato al Paese la democrazia e la Costituzione, ricordarlo è un dovere civico e istituzionale. Per questo oggi è ancora più importante continuare a sostenere, anche nelle scuole e nei nostri territori, quelle associazioni e quelle realtà che da anni lavorano per tramandare la memoria e la coscienza storica alle nuove generazioni. Non dimentichiamo che il governo Meloni, proprio nell’anno in cui corre l’ottantesimo anniversario della Liberazione d’Italia dal regime nazi-fascista, ha disposto di tagliare i fondi alle associazioni dei perseguitati politici antifascisti e a quelle degli ex deportati nei campi nazisti, così esponendole al rischio concreto della chiusura, per mancanza di risorse: realtà che da anni lavorano per tramandare la memoria alle nuove generazioni attraverso la conoscenza della storia”.
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