L’inizio dei lavori per il raddoppio del Soccorso è ormai solo questione di mesi. La fine del 2026 e l’inizio del 2027 è l’intervallo di tempo entro cui, stando all’esito della prima riunione tecnica preliminare che si è tenuta due giorni fa negli uffici di Anas, sarà pronto, vale a dire già presentato e validato, il progetto esecutivo per la realizzazione del sottopasso. Al lavoro i progettisti di Cmc, l’azienda con sede a Ravenna, amministrata dal presidente dell’Ac Prato, Antonio Politano, che gestirà l’appalto – valore di poco inferiore a 48 milioni di euro – dopo aver rilevato la Manelli spa, l’azienda pugliese di Monopoli vincitrice del bando ma poi naufragata in una crisi di liquidità. Dopo che il progetto esecutivo avrà passato l’esame di Anas, comincerà la procedura utile ad aprire il cantiere che, stando al tabellino di marcia, dovrà portare in tre anni al raddoppio della Declassata: 900 in tutto i metri di strada interessata, 415 i metri di interramento con la costruzione di una galleria. Per un’opera imponente serve un cantiere imponente. E tale sarà, con tutto ciò che – è ampiamente prevedibile – comporterà.
“Sono pronto a prendermi tutti gli insulti, ma non vedo l’ora che questo cantiere parta”, il commento del sindaco, Matteo Biffoni, artefice dell’operazione che nel 2014 bloccò l’iter promosso dalla Giunta Cenni (centrodestra) per la realizzazione del viadotto, consegnò l’asse viario alla gestione di Anas e portò alla scelta del sottopasso. Lo sa bene, Biffoni, che non sarà per niente facile, ma sa anche che ora il punto è prepararsi al meglio all’avvio dei lavori. “Siamo consapevoli che il cantiere sarà molto impattante e che chiediamo un grande sforzo alla città, alla polizia locale, all’Ufficio traffico ma dobbiamo pensare che si tratta di un lavoro molto importante per la viabilità in un punto che soffre tanto e da tanto tempo”.
Il Comune ha due cose a cui pensare: organizzare la viabilità alternativa e poi, quando il sottopasso sarà stato costruito, realizzare il giardino soprastante così come da accordi con il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che ha posto l’area verde come unico onere diretto a carico dell’amministrazione comunale. “L’intenzione – spiega il sindaco – è affidare all’esterno una consulenza specifica che ci aiuti a esaminare, affrontare e risolvere le criticità più grosse perché ce ne sono come è emerso dal primo, approfondito studio che abbiamo fatto. Non voglio pesare sull’ufficio tecnico comunale che ha già molto da fare tra ordinario e straordinario. Il nostro studio dice che la prima fase del cantiere non darà grossi problemi perché il lavoro verrà svolto sulle fasce laterali, mentre la seconda fase prevede la chiusura di una corsia per volta e la complanare via Cova dovrebbe reggere. Tutto diventa più difficile con la terza fase, quando il tratto sarà ingabbiato per costruire il tunnel”.
Diverse le misure: intanto il collegamento tra via Aldo Moro e Capalle per spostare su quella direttrice una parte del traffico dell’Asse delle Industrie; poi il ragionamento con Autostrade per l’Italia per far sì che chi entra o chi esce a Prato ovest per bypassare il cantiere del Soccorso paghi lo stesso pedaggio di Prato est; infine una ricognizione totale dei lavori in programma in modo da evitare sovrapposizioni o ulteriori criticità. “Su questo siamo molto concentrati – conclude il sindaco – si tratta di avere una mappa di tutti i cantieri e verificare quali impattano o rischiano di impattare sull’area interessata dal raddoppio del Soccorso. I cantieri che non sono urgenti e che non hanno carattere inderogabile potranno essere posticipati così da non appesantire ulteriormente la viabilità”. (nadia tarantino)
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