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Processo ‘buone entrate’: immobiliaristi assolti per l’estorsione, resta solo l’evasione fiscale


Seconda assoluzione per i proprietari immobiliari che hanno incassato soldi a nero dagli imprenditori cinesi interessati ad aprire le loro attività nei capannoni del Macrolotto 1. Una quindicina le denunce finite nel nulla. Per i giudici non una pratica estorsiva ma una forma di libera contrattazione tra privati


Nadia Tarantino


Non una pratica estorsiva ma il ricorso alla legittima contrattazione del libero mercato. La ‘buona entrata’ per assicurarsi l’affitto di un capannone è riconducibile ad un accordo tra privati. Finite nel nulla, per la seconda volta, l’accusa di estorsione contestata dalla procura di Prato nei confronti di due proprietari immobiliari, marito e moglie pratesi. Come già in passato per la prima denuncia arrivata da una cinese che rivelò di aver versato 400mila euro prima della stipula del contratto di affitto, i coniugi sono stati assolti ‘perché il fatto non sussiste’: le quattordici ulteriori denunce, presentate da altrettanti imprenditori cinesi, non hanno retto davanti al giudice delle udienze preliminari, Camilla Tesi. Grande la soddisfazione degli avvocati difensori – Manuele Ciappi e Tullio Padovani – che hanno sempre respinto la ricostruzione investigativa secondo la quale la richiesta di soldi per arrivare alla locazione dell’immobile era riconducibile all’estorsione.
Marito e moglie non sono però usciti del tutto indenni dal procedimento; entrambi sono stati condannati per evasione fiscale: otto mesi di reclusione per non aver dichiarato quegli introiti. Una condanna che segue il versamento di due milioni di euro all’Agenzia delle Entrate che aveva calcolato in circa cinque milioni il giro d’affari tenuto nascosto. Assolti anche due agenti immobiliari chiamati a rispondere soltanto del reato di estorsione. Lorenzo Gentili e Gianmarco Rosati, assistiti dall’avvocato Giovanni Renna, hanno accolto la sentenza con grande emozione: “Finito un incubo per noi, la vita sconvolta da un’accusa che abbiamo sempre respinto. Siamo sollevati”. La procura aveva chiesto condanne comprese tra 2 anni e 10 mesi e 2 anni e 3 mesi.
Per il giudice delle udienze preliminari Tesi, così come per il precedente gup Francesca Scarlatti, si può solo parlare di questione fiscali come hanno sempre sostenuto le difese secondo cui nessun imprenditore è stato costretto a versare la ‘buona entrata’: chiunque – il ragionamento – era libero di cercare un immobile da un’altra parte, di sondare il mercato delle locazioni alla ricerca di altre sistemazioni. Nessuno, insomma, è stato obbligato a pagare somme ‘fuori affitto’. (nt)

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è una testata registrata presso il Tribunale di Prato
(N° 4 del 14/02/2009)
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Direttore responsabile: Claudio Vannacci

Editore: Toscana Tv srl

Redazione: Via del Biancospino, 29/b, 50010
Capalle/Campi Bisenzio (FI)

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