Settanta anni fa la Corte costituzionale pronunciava la sua prima storica sentenza, un passaggio che ha radici proprio a Prato. Tutto nasce nel dicembre 1955, quando il pretore Antonino Caponnetto, su sollecitazione dell’avvocato Mario Bocci, sospese i procedimenti penali contro due cittadini, Enzo Catani e Sergio Masi, che avevano violato l’articolo 113 del Testo unico di pubblica sicurezza del 1931: il primo per aver distribuito volantini per una festa alla Casa del popolo di Coiano, il secondo per aver usato un altoparlante per pubblicizzare la propria merce. Il caso portò alla prima rimessione alla Corte costituzionale, che con la sentenza n. 1 del 5 giugno 1956 stabilì l’incompatibilità di quelle norme con l’articolo 21 della Costituzione, riconoscendo di fatto il proprio ruolo e la propria competenza. Come ha ricordato la presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato, Diana Toccafondi, «per quel singolare intreccio di cause e casualità che contraddistingue le umane vicende, Prato è stata il luogo da cui si è generata la scintilla che porterà la Costituzione della Repubblica Italiana a entrare nella vita reale, a farsi compagna di viaggio dei cittadini con i loro problemi, i loro conflitti, le loro speranze». La vicenda coinvolse alcuni tra i principali giuristi dell’epoca e diede avvio a numerosi altri ricorsi da tutta Italia, segnando un passaggio decisivo per la giustizia costituzionale. Oggi quell’episodio viene ricordato insieme ad altri due momenti fondamentali della storia repubblicana: la nascita della Repubblica e il primo voto delle donne nel referendum del 2 giugno 1946, di cui ricorre l’80° anniversario. Per l’occasione la Fondazione Cassa di Risparmio di Prato, insieme a Provincia di Prato, Università di Firenze, Archivio di Stato e altri enti, ha organizzato un programma di iniziative che comprende: 12 maggio: convegno “Prato e le origini della prima sentenza della Corte costituzionale / 1956-2026: 70 anni di giustizia costituzionale in Italia”, nella sede della Provincia, con apertura affidata a Giuliano Amato e interventi di studiosi ed ex giudici come Enzo Cheli, Margherita Cassano, Paolo Cappellini, Luigi Lacché, Irene Stolzi e Giovanni Tarli Barbieri. Pubblicazione di una graphic novel di Niccolò Storai, “Prato 1956, il caso che fece storia”, che ripercorre la vicenda e il contesto della Prato del dopoguerra. Infine il 14 maggio: incontro con oltre 300 studenti delle scuole superiori alla Camera di commercio nell’ambito del progetto “Prato, la fabbrica della libertà”, con lezioni, letture e approfondimenti sulla Costituzione, la Corte costituzionale e il caso del 1956. Un percorso che unisce ricerca storica, divulgazione e formazione, per rileggere una vicenda nata a Prato ma diventata centrale per la storia costituzionale italiana.
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