Sono entrati in servizio la scorsa settimana al pronto soccorso del Santo Stefano i facilitatori relazionali, professionisti non sanitari incaricati di favorire una comunicazione chiara e non conflittuale con pazienti e familiari. Si tratta di una sperimentazione regionale. A Prato, i facilitatori sono facilmente riconoscibili grazie a un gilet giallo e non svolgono attività sanitarie, ma si occupano esclusivamente della gestione delle relazioni con l’utenza, in particolare tra la sala d’attesa e le aree di osservazione. Il loro compito è offrire supporto comunicativo a pazienti e familiari, contribuendo a ridurre stress e tensioni e affiancando il personale sanitario nelle relazioni con il pubblico. Prima di entrare in servizio, hanno seguito uno specifico corso di formazione regionale e hanno iniziato a familiarizzare con i percorsi interni del pronto soccorso. L’attività si svolge in turni di sei ore. All’ospedale di Prato sono previsti quattro facilitatori relazionali, un numero maggiore rispetto ad altre strutture, in considerazione dell’elevato numero di accessi.
“Il pronto soccorso è la prima porta di ingresso dell’ospedale, ma può essere anche il luogo dove si accendono più tensioni – spiega il direttore del Dipartimento di Emergenza e Area Critica dell’Asl Toscana centro, Simone Magazzini –. Figure come i facilitatori relazionali aiutano a intercettare segnali di tensione, favorire la de-escalation dei conflitti e offrire supporto informativo a utenti e familiari fin dall’arrivo.”
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