Per il secondo anno consecutivo la piscina comunale di via Roma resterà chiusa al pubblico. Una situazione che priva tutta la città dell’unico impianto natatorio comunale, ma che pesa soprattutto sulle persone con disabilità e sulle loro famiglie. Per molti di loro, infatti, la piscina non è soltanto un luogo dove fare sport, ma uno spazio fondamentale per l’attività motoria, la riabilitazione e l’inclusione. Prima della chiusura dell’impianto i cittadini con disabilità potevano usufruire di una tessera che garantiva l’ingresso gratuito e la riduzione del 50% per l’accompagnatore. Un sostegno che permetteva a molte famiglie di frequentare regolarmente la struttura. Da quando la piscina è chiusa, però, quell’opportunità è scomparsa e non è stata prevista alcuna convenzione con altri impianti del territorio per garantire la continuità del servizio. A denunciare la situazione è Cristian Cheli, padre di una bambina con disabilità. Per sua figlia l’attività in acqua rappresenta una parte importante del percorso di crescita e benessere. Senza la piscina comunale, molte famiglie sono costrette a sostenere i costi delle strutture private oppure a rinunciare del tutto a un’attività che contribuisce a migliorare qualità della vita e autonomia.
“«È incomprensibile – spiega -il silenzio della politica e di chi dovrebbe avere tra le proprie priorità il welfare e le politiche sociali. Nessuna spiegazione convincente, nessuna tempistica certa, nessuna soluzione alternativa per chi oggi si trova escluso”. Cheli sottolinea come l’impianto continui a essere utilizzato dalle società sportive, mentre migliaia di cittadini restano esclusi dall’unica piscina pubblica della città. “Una piscina comunale – continua – non è un lusso, ma un presidio sociale, un luogo dove persone con disabilità possono praticare attività fisica a costi accessibili”.
L’appello è rivolto all’amministrazione comunale affinché venga fissata una data certa per la riapertura dell’impianto e, nell’attesa, siano individuate soluzioni alternative per le persone con disabilità. “Quando un bene pubblico resta chiuso per due anni consecutivi – conclude – non si perde soltanto una piscina: si perde un pezzo di comunità e si tradisce il principio stesso di uguaglianza nell’accesso ai servizi pubblici”.
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