Dall’inizio dell’anno i giorni di pioggia sono stati numerosi. La sensazione diffusa è quella di un inverno particolarmente umido, con acqua che sembra “respirarsi” nell’aria e temperature più fredde del solito. Eppure non si tratta di un record storico: le precipitazioni sono state costanti e omogenee, senza picchi estremi. I dati raccontano che nel triennio 2023-2025 la quantità di pioggia annua è aumentata rispetto a sette anni fa, passando da una media di 800 millimetri a circa 1.100 millimetri l’anno. Un dato significativo, ma che va letto nel contesto di un cambiamento climatico che alterna periodi molto secchi a fasi più piovose. Curioso, ad esempio, il confronto interno al 2025: dicembre è risultato più secco di luglio.
“È una pioggia che non fa paura – spiega Marco Morelli, direttore Fondazione Parsec – perché viene assorbita dal terreno che filtra bene e dai corsi d’acqua che riescono a contenere le portate. I fenomeni franosi, al momento, sono pochi. Se dovesse emergere una criticità, che per ora non c’è, potrebbe riguardare l’innalzamento della falda acquifera, ma i controlli costanti ci rassicurano: il livello dell’acqua nei pozzi è buono”. Un accumulo che, anzi, potrebbe rivelarsi prezioso come riserva idrica in vista dell’estate, soprattutto in un territorio che negli ultimi anni ha conosciuto anche periodi di siccità. Ben diversa è la situazione quando si verificano le cosiddette “bombe d’acqua”, eventi brevi e violentissimi che mettono in crisi il suolo e aumentano il rischio di frane: uno scenario che, per ora, non si sta presentando.
“Il territorio – continua Morelli – resta dunque sicuro anche se dovesse continuare a piovere con queste modalità per alcune settimane. Merito anche degli interventi realizzati negli ultimi anni.” Lavori in particolare sul reticolo idraulico minore, come Bardena e Iolo, attraverso le opere del Genio civile in collaborazione di Regione, Provincia e Comuni e il rafforzamento degli argini. Parallelamente prosegue il monitoraggio delle colline, in particolare quelle della Val di Bisenzio, che rappresentano l’area più fragile. Qui non è possibile intervenire come sui fiumi, ma si controllano con attenzione i segnali che possono anticipare movimenti del terreno: crepe nell’asfalto, alberi inclinati verso il guard rail, piccoli cedimenti che fungono da campanelli d’allarme. Il controllo avviene anche attraverso strumentazioni specifiche, con l’ausilio di dati radar e fotografie aeree. “L’alluvione del 2023 – conclude Morelli – ha modificato l’assetto geologico superficiale, provocando numerose frane in contemporanea. In alcuni punti ha dato la spinta finale a situazioni già prossime al collasso, ma allo stesso tempo ha alterato equilibri in altre zone, creando nuove criticità. Per questo oggi lavoriamo con una mappatura costante e aggiornata del territorio”. Un quadro, dunque, di attenzione ma non di emergenza: tanta pioggia, sì, ma sotto controllo.
alessandra agrati
Riproduzione vietata