Si è interrotto il confronto tra Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil e la proprietà cinese della Stamperia Fiorentina sul nuovo accordo relativo all’orario di lavoro. Da oggi, 1° dicembre, l’azienda ha deciso di introdurre in modo unilaterale un orario spezzettato, che prevede anche il rientro del sabato. Una scelta giudicata “inaccettabile” dai sindacati, che hanno risposto con uno sciopero e un presidio davanti allo stabilimento di via Gora del Pero.
“È una decisione che non possiamo accettare – afferma Juri Meneghetti, segretario generale Filctem Cgil Prato-Pistoia –. La proprietà ha motivato il nuovo orario con l’esigenza di adeguarsi al pronto moda. All’interno dei limiti del contratto nazionale si possono individuare soluzioni, ma quanto proposto va oltre il contratto stesso ed è dannoso per i lavoratori”. Fino ad oggi, infatti, all’interno dell’azienda il contratto nazionale era sempre stato applicato.
Nel dettaglio, il nuovo modello organizzativo prevede un avvio della giornata lavorativa in tarda mattinata, scandito da continui “stop and go”, fino ad arrivare al rientro del sabato. “L’azienda – sottolinea Cristian Paci, Femca Cisl Toscana – ha provato di fatto a uscire dal contratto nazionale. Sarebbe un precedente grave e inaccettabile”. Sono una trentina i dipendenti coinvolti dalla modifica dell’orario, tra lavoratori italiani e cinesi. “Il distretto – osserva Qamil Zejnati, Uiltec Uil – ha nel suo Dna la flessibilità, ma non a queste condizioni”.
I sindacati confermano la disponibilità a riaprire il tavolo delle trattative, che la proprietà ha deciso di abbandonare, e avanzano proposte alternative per rispondere alle esigenze produttive, a partire dalla banca ore.
“La decisione della proprietà – commenta Daniele Gioffredi, segretario generale Cgil Prato-Pistoia – mostra un modello di lavoro che punta a erodere diritti conquistati, cercando competitività attraverso lo sfruttamento e l’abbassamento della qualità del lavoro”.
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