Pagamento degli stipendi arretrati oltre a una cifra a titolo di indennizzo per lo sfruttamento a cui sono stati sottoposti. A quattro giorni dall’inizio dello sciopero con a fianco il sindacato autonomo Sudd Cobas e dopo l’assunzione di responsabilità da parte di una delle ditte committenti della confezione ‘Jia Yang’ disponibile a fare la propria parte in termini economici, arriva un’altra buona notizia per You e Ma, i due operai cinesi che hanno trovato il coraggio di ribellarsi al titolare, loro connazionale. L’imprenditore ha firmato l’accordo e si metterà in pari con i due lavoratori. Non è tutto: la raccolta fondi per garantire un alloggio ai due cinesi, che fino alla scorsa settimana avevano usufruito del posto letto messo a disposizione dal titolare, è arrivata a 1.900 euro.
‘E’ il riscatto dopo due anni passati tra turni di lavoro disumani, paghe a cottimo e negazione dei diritti fondamentali”, si legge in un comunicato di Sudd Cobas.
La storia di You e Ma è uguale a quella di tanti, tantissimi, troppi operai sfruttati nel distretto pratese. Entrambi pagati a cottimo – 3 centesimi ogni bottone cucito – e impegnati in turni che qualche volta sono arrivati a 18 ore filate: questo è stato denunciato dal sindacato che ha messo in piedi un presidio permanente davanti ai cancelli della confezione.
“Per anni abbiamo detto che sarebbe arrivato anche il turno dei lavoratori e delle lavoratrici cinesi che continuano a essere in molti casi tra i più sfruttati di questo distretto – il commento di Sudd Cobas – quel momento è arrivato. Sta succedendo qualcosa di portata enorme e succede anche se un’intera campagna elettorale è riuscita a fare finta di niente, stando lontano dai Macrolotti e dalle zone industriali. A guardare i risultati delle elezioni, si potrebbe dire che c’è il serio rischio che Prato torni indietro a un’epoca in cui gli scioperi venivano criminalizzati e gli operai ignorati dalle istituzioni ma – aggiunge il sindacato – Prato non è più quella di cinque o sei anni fa, lo sfruttamento, grazie alla lotte dei lavoratori, non è più polvere nascosta sotto il tappeto. Davanti ai cancelli dei capannoni, si vede già il futuro: il futuro che vedrà sempre di più protagonista chi per trenta anni è rimasto invisibile e senza diritti”.
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