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Non è in grado di uscire di casa ma la guardia medica non va a domicilio: “Prenda un taxi o chiami il 118 e si faccia portare al pronto soccorso”


L'esperienza di un lettore che domenica si è rivolto al servizio di continuità assistenziale ripropone il tema dei cosiddetti accessi impropri al Dea che, a volte, sono provocati dalla stessa organizzazione territoriale della sanità


Claudio Vannacci


Il problema del sovraffollamento del pronto soccorso è tema da tempo all’ordine del giorno, in particolar modo a Prato. E tra i motivi viene spesso citato quello degli accessi impropri, vale a dire le persone che si recano al pronto soccorso anche quando non ce ne sarebbe bisogno, per codici bianchi o azzurri. Ma ecco che, in una sorta di situazione kafkiana, a volte è anche la stessa organizzazione della sanità territoriale a spingere i cittadini verso questa soluzione.
Esemplificativo, a questo proposito, quanto raccontato da un nostro lettore. “Domenica 6 aprile – dice -, in mattinata ho dovuto contattare la guardia medica poiché mi trovavo a letto a causa di un malessere provocato probabilmente dalla pressione bassa. Riferivo al medico il mio problema e, poiché non potevo per forza di cose recarmi a lavoro, esso mi faceva presente che per il rilascio del certificato di lavoro avrei dovuto recarmi direttamente da loro, ovvero nella sede di via San Jacopo. Facevo presente che non avevo forze di alzarmi dal letto e chiedevo se potevano venire loro presso la mia abitazione. Ma il medico mi riferiva che le visite a domicilio vengono effettuate solamente se si è disabili altrimenti avrei dovuto chiamare un taxi per farmi accompagnare direttamente da loro (quindi dover pagare non so quanto per un tempo non definito e per il ritorno alla propria abitazione) oppure chiamare il 118 per farmi visitare in pronto soccorso, con l’incognita di dover trascorrere lì chissà quanto tempo. O, addirittura, di prendere un giorno di ferie”.
“Ora – prosegue il lettore -, al di là di questo, e avendo in qualche maniera, pur con le dovute difficoltà, avuto il modo di recarmi all’ambulatorio, vorrei porre delle domande ai vertici della sanità pubblica: se una persona è sola in casa, con problemi di salute che gli impediscono di alzarsi dal letto e non ha nessuno che lo possa accompagnare alla guardia medica, com’è possibile che per aver un semplice certificato di lavoro debba sacrificare le sue poche forze che ha? Non si potrebbe rivedere il sistema? È mai possibile che si debbano intasare ulteriormente i pronti soccorsi per un qualcosa che potrebbe essere risolto velocemente?”.

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è una testata registrata presso il Tribunale di Prato
(N° 4 del 14/02/2009)
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Direttore responsabile: Claudio Vannacci

Editore: Toscana Tv srl

Redazione: Via del Biancospino, 29/b, 50010
Capalle/Campi Bisenzio (FI)

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