C’era attesa per la riunione di stamani 2 settembre della commissione 6, Controllo e garanzia, chiamata a fare chiarezza sui sette anni di procedure che hanno accompagnato il progetto dello Stadio dell’Acqua di Iolo e, soprattutto, sui motivi che hanno portato ad accumulare oltre 600 giorni di ritardo, fino alla perdita dei 6,5 milioni di euro di fondi Pnrr. A ripercorrere l’iter sono stati i tecnici del Comune: Francesco Sanzo, dirigente dell’Area interventi strategici, e Stefano Daddi, responsabile unico del procedimento.
Una commissione particolarmente partecipata, anche per la presenza di un pubblico esterno, circostanza non frequente. Tra gli altri erano presenti il presidente del Cgfs Gabriele Grifasi, il presidente della Futura Di Carlo, il delegato Coni Massimo Taiti e l’onorevole di FI Erica Mazzetti. L’appuntamento è arrivato inoltre il giorno dopo l’annuncio del sindaco Biffoni sulla volontà di realizzare comunque lo “stadio dell’acqua” attraverso un nuovo progetto, che è stato illustrato proprio nel corso della seduta.
A mettere subito i paletti è stato il presidente della commissione Aldo Godi: “Non si tratta di un processo contro nessuno, ma un’occasione per fare chiarezza su una procedura complessa che ha attraversato tre amministrazioni”. Il nodo principale resta quello dei ritardi. A ricostruirne la genesi è stato il Rup Stefano Daddi: «Ritardi che si sono accumulati via via nel tempo di cui 242 giorni dovuti ai progettisti (FerraroSpa) a cui vanno aggiunti 385 dovuti agli iter burocratici dalla Conferenza dei servizi, alla commissione edilizia, a quella di pubblico spettacolo. Inoltre la verifica del progetto ha previsto 4 cicli di contraddittorio con i progettisti. Questi ritardi non erano prevedibili”.
Nel corso della commissione, Sanzo e Daddi, incalzati dalle domande del presidente Godi e della vicepresidente Attucci, hanno ricostruito le varie fasi dell’iter, spiegando anche perché, dal punto di vista tecnico, il Comune abbia scelto di andare avanti nonostante il progressivo accumulo dei ritardi. “Ci ha guidato – ha spiegato Francesco Sanzo – il principio per cui si è salvaguardato l’interesse pubblico e patrimoniale dell’Ente, le prescrizioni che erano emerse in Conferenza dei Servizi erano superabili, abbiamo cercato fino alla fine di tenere in vita il finanziamento”. Durante l’audizione è stato inoltre chiarito che “il termine del 31 gennaio 2026, non era da subito perentorio, in altri casi era stato spostato di sei mesi”. Resta però il fatto che una parte consistente del ritardo si è accumulata già nella fase iniziale del procedimento, condizionando poi quelle successive. Ed è proprio su questo punto che il presidente della commissione ha evidenziato la necessità di ulteriori approfondimenti. “La priorità – ha spiegato Aldo Godi presidente della Commissione – è di fare la piscina, certo la perdita dei fondi del Pnrr brucia e cercheremo se c’è responsabilità anche del Comune o solo della ditta, in quel caso procederà l’avvocatura. Dalla spiegazione dei tecnici non mi è chiaro il ritardo iniziale e soprattutto se la parte politica è stata messa al corrente in modo tempestivo di questi ritardi. Inoltre già la tempistica iniziale era troppo stretta tanto che la progettazione è partita in fase di urgenza senza che fosse ancora firmato il contratto”.
Dalle risposte fornite dai dirigenti, su richiesta del commissario Gabriele Agati (FI), è emerso anche il percorso delle decisioni assunte nel rapporto con la società Ferraro. Scelte che, secondo quanto spiegato, sono state di natura tecnica: il Comune ha scelto di non avanzare contestazioni troppo puntuali alla società sui ritardi nella progettazione esecutiva e di non avviare un procedimento di risoluzione; ha accolto la sostituzione dei progettisti e, nonostante il mancato rispetto del termine del 31 gennaio 2026 per la consegna, ha deciso di non interrompere il rapporto contrattualenonostante questo potesse indebolire la posizione del Comune nell’eventuale richiesta di risarcimento.
Dalla ricostruzione del passato si è quindi passati al futuro del progetto. Il nuovo progetto annunciato dal sindaco Biffoni è già cantierabile, ma potrà partire soltanto una volta trovata la necessaria copertura finanziaria, attraverso l’approvazione di una variazione di bilancio. “Stiamo valutando se proseguire con la Ferrero oppure no, tuttavia esistono presupposti giuridici per andare avanti – ha spiegato Sanzo – chiedendo ulteriori garanzie contrattuali”. La nuova piscina, che secondo le previsioni dovrebbe essere realizzato in 22 mesi, è però già al centro delle critiche dell’opposizione. Il consigliere Jonathan Targetti, de L’Alternativa c’è, ha sollevato dubbi sia sugli aspetti progettuali sia sui costi complessivi. “Un progetto che nasce già con dei vizi importantissimi: si prevedono ancora vani sotterranei già oggetto di prescrizioni Asl e Arpat, ma soprattutto a fronte di una capienza di mille persone non sono previsti neanche i 200 parcheggi richiesti dal Coni per poter aprire la struttura. Dovranno essere progettati e realizzati con una spesa ulteriore di 2 milioni di euro. In tutto questo non è stata neanche considerata la vecchia struttura della vasca da 25 metri che ha bisogno di interventi di ristrutturazione. Costi che si aggiungono ai 16 milioni dello stadio dell’acqua, di cui 9,5 tramite mutuo e 6,5 milioni da variazione di bilancio”.
“Di fronte a una situazione complessa che vede il Comune come parte lesa per la perdita dei fondi Pnrr – commenta Simone Rizzuto capolista Lista Biffoni sindaco -, va riconosciuto un dato oggettivo: se oggi non siamo costretti a ripartire da zero – un risultato tutt’altro che scontato, considerati i vincoli contrattuali, lo dobbiamo al lavoro svolto dall’amministrazione e, in particolare, alla gestione della vicenda durante il periodo commissariale. Quest’ultima ha permesso di salvaguardare il progetto esecutivo, finalmente approvato, rendendo l’opera formalmente cantierabile e consentendo lo sviluppo delle normali procedure previste per le opere pubbliche” .
Prossimo appuntamento il 9 settembre con una nuova commissione con l’avvocato del comune Tognini e l’architetto Magni. “Restiamo in attesa- ha concluso Godi – di avere la disponibiltà del sindaco a venire in commissione per ascoltare la parte politica” .
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