Stato di agitazione delle lavoratrici in appalto nei musei di Prato. A proclamarlo è il sindacato Sudd Cobas che protesta contro il mancato allineamento del trattamento del personale esterno con quello dei dipendenti diretti. “La cooperativa Eda ha messo le educatrici museali davanti a un bivio: scegliere tra il corretto livello di inquadramento e l’aumento delle ore contrattuali – spiega Sarah Caudiero – si è chiesto alle lavoratrici di accettare un livello inferiore a quello previsto per le loro mansioni come condizione per ottenere un aumento delle ore contrattuali. E’ inaccettabile: i diritti non sono optional né merce di scambio”. Il sindacato si era occupato delle lavoratrici già la scorsa estate con il passaggio alla nuova gestione dei servizi educativi (leggi). Ora la vertenza si riapre: “Le lavoratrici lavorano con contratti a 8 o a 12 ore settimanali e a questo – spiega in una nota Sudd Cobas – si aggiungere lavoro non retribuito. Ad esempio, alle lavoratrici viene richiesto di presentarsi prima dell’inizio dell’orario di servizio per la preparazione delle attività di laboratorio e di trattenersi oltre la fine del servizio, senza che queste ore vengano conteggiate come orario di lavoro e quinti retribuite, mentre i turni assegnati non bastano a saturare le ore previste dal contratto”.
Sudd Cobas chiama in causa le committenze: “Il lavoro culturale – dice Caudiero – è di fondamentale importanza sociale per tutto il territorio, ed è responsabilità anche e soprattutto del Comune di Prato, Centro Pecci e Museo del Tessuto, che scelgono di appaltare questi servizi, garantire a chi lavora nei musei condizioni dignitose e vigilare sull’applicazione dei contratti nazionali. Non è accettabile che nei musei di Prato non sia riconosciuto il valore del lavoro e delle persone che lo svolgono”.
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