Ad agosto, per la prima volta dopo 46 anni, a Montepiano è mancato uno degli appuntamenti più attesi dell’estate: la Sagra del cinghiale. Una tradizione che aveva attraversato generazioni e che quest’anno si è fermata per una scelta prudenziale legata alla peste suina africana e al timore che la presenza della malattia potesse scoraggiare le persone dal sedersi a tavola davanti a un piatto di cinghiale. La peste suina africana, va ricordato, non si trasmette all’uomo e riguarda esclusivamente i suini, con la trasmissione che avviene da animale ad animale. Ma il timore di un calo delle presenze avrebbe potuto trasformare la sagra in un rischio economico importante per gli organizzatori.
“È stata una scelta in via precauzionale – spiega il presidente Pietro Morganti – perché rischiavamo di andare incontro a una grossa perdita economica. La carne doveva comunque essere acquistata, visto che con le nostre scorte non saremmo arrivati alla sagra. Durante la stagione di caccia, da ottobre a gennaio, abbiamo trovato pochi animali”.
Così quest’estate a Montepiano è rimasta soltanto la polenta, senza il suo tradizionale companatico. Un appuntamento dimezzato che ha lasciato un vuoto soprattutto dal punto di vista della socialità. Perché la sagra non è soltanto una festa legata alla caccia e al cinghiale, ma un momento di incontro che ogni anno porta a tavola residenti, villeggianti e visitatori.
E il timore è che quella di quest’anno non sia necessariamente una parentesi. “Prima che la situazione torni alla normalità – continua Morganti – penso che passeranno almeno tre anni. Troveremo un’altra soluzione. Ci è dispiaciuto interrompere questa sagra, che è soprattutto un momento di convivialità, non solo per i cacciatori ma per le tantissime persone che ogni anno si siedono a tavola”. Nel frattempo le squadre dei cinghialai sono impegnate su un altro fronte, quello della collaborazione con la polizia provinciale per l’abbattimento selettivo dei capi. Un’attività per la quale sono già stati organizzati corsi specifici e predisposte le strutture necessarie. “Abbiamo partecipato ad alcuni corsi – spiega Morganti – e abbiamo attrezzato, come ci è stato chiesto, la stanza dove portare gli animali abbattuti. Inizieremo la caccia selettiva credo a partire dai primi di settembre”. La situazione resta monitorata anche perché la provincia, al momento, non è ancora classificata come zona rossa. “Basta però un animale infetto per diventarlo», sottolinea Morganti. E così, mentre la tradizione della sagra si prende una pausa dopo quasi mezzo secolo, a Montepiano l’attenzione resta alta, nella speranza che il prossimo futuro possa riportare sulle tavole anche il piatto che per decenni ha rappresentato uno degli appuntamenti simbolo dell’estate.
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