Centoundici capi di imputazione per 88 imputati (inizialmente 94) chiamati a rispondere della montagna di documenti costruiti a tavolino per consentire la permanenza in Italia degli stranieri privi dei requisiti necessari a ottenere il permesso di soggiorno e il ricongiungimento familiare. Il processo è cominciato oggi, mercoledì 30 settembre, a distanza di ormai sette-otto anni dai primi fatti, a cinque dalle indagini della guardia di finanza, a due e mezzo dalla fine dell’inchiesta della procura di Prato (il fascicolo conta migliaia di pagine). Nel lungo elenco di imputati accusati a vario titolo di plurime violazioni della legge sull’immigrazione, falso in atto pubblico, truffa e evasione, compaiono non solo cinesi, pakistani, albanesi, africani e bengalesi, ma anche ‘colletti bianchi’ come consulenti del lavoro, ragionieri, commercialisti, un’avvocatessa e anche un poliziotto (nella schiera degli avvocati difensori figurano, tra gli altri, Roberta Roviello, Tiziano Veltri, Ugo Fanti, Gianni Cenni, Eva Betti).
Un processo che è destinato all’oblio della prescrizione, visti gli anni già trascorsi dalle prime contestazioni e i tempi tra un’udienza e l’altra: oggi la prima, la seconda a maggio del prossimo anno. Un’indagine molto impegnativa e complessa quella condotta per tre anni dai finanzieri e che portò alla luce non solo il solito sistema fatto di finte assunzioni, finti contratti di affitto, finte buste paga e finte dichiarazioni dei redditi per attestare la permanenza e il radicamento degli stranieri sul territorio, ma anche di matrimoni combinati per regolarizzare la posizione di chi era in cerca della carta necessaria a poter stare in Italia senza problemi di sorta. Non solo: le indagini hanno accertato che il sistema era utile anche alla pratica ‘apri e chiudi’ delle imprese cinesi al cambio di ragione sociale e ad altri stratagemmi finalizzati a sottrarsi alle richieste del fisco. L’organizzazione (non viene contestata l’associazione a delinquere) era in grado di soddisfare qualsiasi bisogno e per ogni bisogno c’era un prezzo prestabilito da pagare (nadia tarantino).
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