Momenti di forte tensione questa mattina, 20 dicembre, sotto il palazzo vescovile, dove si è svolto un presidio per chiedere al vescovo di Prato, Giovanni Nerbini, di non chiudere il laboratorio della Fondazione Caritas di via Magnolfi, una realtà nella quale lavorano anche persone fragili inserite in percorsi socio-terapeutici.«Quando siamo arrivati – spiega Adamo Spinelli fratello di un utente – il portone era chiuso. Poi è passato il vescovo e lo abbiamo fermato per chiedergli spiegazioni. Ci ha ripetuto che la chiusura non dipende direttamente da lui, ma dalla Fondazione Caritas, e che le due dipendenti, definite “risorse”, sono state ricollocate. Nessuna risposta, però, sul destino delle persone come mio fratello, che lavorano grazie a una borsa lavoro seguita dagli assistenti sociali: per loro non è stata trovata alcuna soluzione».






Servizio fotografico di Alessandro Fioretti
Il confronto si è acceso quando Spinelli ha chiesto chiarimenti proprio sul futuro di queste persone. «Si è stizzito e se n’è andato dicendo che lo avevo offeso. In realtà ho solo chiesto che fine farà mio fratello, che dal 1° febbraio non avrà più un luogo protetto dove trascorrere le giornate, sentirsi utile e valorizzato».
Daniele, il fratello di Adamo, è sordomuto dalla nascita e ipovedente. Da quando il laboratorio di via Magnolfi è stato aperto, si occupa di piccoli lavori di legatoria. In quell’ambiente ha trovato un contesto protetto che gli ha permesso di uscire di casa e di vivere un’esperienza di inclusione e crescita personale. Il laboratorio, infatti, era nato proprio per offrire occasioni di reinserimento sociale e lavorativo a persone fragili, un progetto con finalità sociali e non di profitto. «Anche la spiegazione sui costi – aggiunge Spinelli – non mi convince: con i lavori svolti si riusciva a mantenere il pareggio di bilancio».
Alla manifestazione, annunciata anche sui social, hanno partecipato poche persone, ma il gruppo presente si è detto determinato. «La partecipazione è stata limitata – conclude Spinelli – ma per noi è stato importante riuscire finalmente a parlare di persona con il vescovo. Da marzo, quando si è iniziato a ipotizzare la chiusura del laboratorio, gli avevo scritto diverse email senza mai ricevere risposta».
Al termine del presidio, la Diocesi di Prato ha diffuso un comunicato ufficiale. Nella nota si precisa che «il vescovo Giovanni Nerbini, uscito dal Palazzo per recarsi a celebrare la messa, si è fermato a parlare con i presenti». Dopo aver ascoltato le domande e le ragioni dei manifestanti, monsignor Nerbini ha confermato quanto già espresso ieri attraverso una nota stampa della Diocesi e si è detto “diisponibile a chiedere alla Fondazione Solidarietà Caritas onlus, ente gestore del Laboratorio, di ascoltare le richieste formulate e di organizzare un incontro con le due dipendenti e con i familiari delle due persone che attualmente frequentano il laboratorio come inserimento socio-terapeutico, in accordo con l’Asl».
Nell’ottobre 2024 la Diocesi aveva deciso la chiusura della Libreria Cattolica, adottando la stessa linea seguita ora per il laboratorio, nell’ambito di una più ampia revisione delle attività ritenute non più sostenibili.
aa
Riproduzione vietata