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L’ultimo saluto a Federico Mazzoni tra poesia, affetto e gratitudine


La chiesa della Sacra Famiglia gremitra per i fumerali del presidente dell'Aci. La moglie Francesca ha letto i versi di "Funeral Blues" al termine le note di Over the Rainbow


Alessandra Agrati


All’inizio, i versi di Funeral Blues di Wystan Hugh Auden; alla fine, le note di Over the Rainbow. Nel mezzo, una folla numerosa e composta riunita nella chiesa della Sacra Famiglia, oggi 29 novenbre, per salutare Federico Mazzoni, presidente dell’Aci ed ex presidente dell’Epp per undici anni. Sulla bara, portata a spalla, i segni affettuosi dei suoi cari: Francesca, la moglie ha disegnato sul coperchio il volto del marito con un pennarello indelebile e la scritta “P.T.”; i figli, Vittoria ed Edoardo, hanno lasciato la loro firma; la nipote ha aggiunto un piccolo aereo, un cuore e la scritta “Buon viaggio zio Fede”.
È stata proprio Francesca a leggere la poesia. «Odiavi le commemorazioni, non avresti voluto discorsi. Se fossi stato qui, l’avresti letta tu in inglese, perché eri un po’ megalomane e avresti detto che la tua pronuncia era migliore della mia. Io non ne sono così sicura. Se non riuscirò a finirla, saprete comunque come va a finire: è la stessa di Quattro matrimoni e un funerale.»
Nonostante la commozione, ha portato il testo fino alla fine, con la voce incrinata solo alla terza strofa: «Lui era il mio Nord, Sud, Ovest, Est, i giorni di lavoro e i dì di festa, meriggio e mezzanotte, voce e canto; credevo amore eterno ma s’è infranto.»
La chiesa era gremita: autorità, rappresentanti politici e, soprattutto, tante persone comuni. Il parroco, don Giovanni, lo ha definito «l’uomo del sorriso, in cammino verso la fede cristiana, quella ricevuta in famiglia».

Servizio fotografico di Alessandro Fioretti

Ha ricordato anche un tratto risaputo del suo carattere: «Qualche giorno fa gli avevo chiesto se fosse conveniente acquistare un’auto elettrica. Mi aspettavo un sì o un no, invece ho ricevuto cinquantacinque minuti di spiegazioni. Non ci ho capito nulla, era una vera lectio magistralis. Questo era Federico.»
Era anche un uomo che, arrivato a settant’anni, continuava a interrogarsi sul tempo che gli restava, sempre nella ricerca della fede: da qui la scelta del Vangelo delle Beatitudini per la celebrazione.
Un ricordo a nome della Diocesi è arrivato anche dal vicario generale, don Scaccini, che lo ha definito «un uomo dell’amicizia, come testimoniano le tante persone presenti oggi, di ogni età. Federico ha servito la vita, non si è fatto servire dalla vita».

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(N° 4 del 14/02/2009)
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Direttore responsabile: Claudio Vannacci

Editore: Toscana Tv srl

Redazione: Via del Biancospino, 29/b, 50010
Capalle/Campi Bisenzio (FI)

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