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Lo sfruttamento nel distretto tessile arriva alla Camera: “Servono più personale e tutele per chi denuncia”


Audizioni con istituzioni locali, sanità e forze dell’ordine nelle Commissioni Giustizia e Lavoro. Calamai: “Responsabilità dei committenti e protezione per i lavoratori sfruttati”. Polemica dei parlamentari Pd Di Sanzo e Furfaro: “La destra del territorio era assente”. La replica di Rizzetto (FdI) e Mazzetti (FI): "Polemiche sterili"


Alessandra Agrati


Il caso Prato approda in Parlamento. Nella seduta congiunta delle Commissioni Giustizia e Lavoro della Camera si sono svolte ieri 11 marzo le audizioni dedicate alle condizioni di lavoro nel distretto tessile pratese, con l’obiettivo di delineare il fenomeno dello sfruttamento e individuare possibili strumenti di contrasto.
Davanti ai deputati sono intervenuti Valerio Mari, direttore generale dell’Azienda Usl Toscana Centro, Giovanni Nardone, direttore del Dipartimento di prevenzione della stessa Asl, Giovanna Bianco, dirigente Welfare della Regione Toscana, il presidente della Provincia di Prato Simone Calamai, Davide Lo Castro, sub-commissario prefettizio, e Marco Maccioni, comandante della polizia locale di Prato.
Il filo conduttore emerso dalle audizioni è stato la richiesta di rafforzare gli organici degli enti preposti ai controlli: ispettori di Inps, Inail e Asl, ma anche personale delle forze dell’ordine, del tribunale e della Procura di Prato. Un potenziamento ritenuto indispensabile per affrontare un sistema produttivo complesso e spesso caratterizzato da catene di subappalti. Accanto alla richiesta di più controlli, sono arrivate anche proposte di carattere sociale. In particolare Calamai e Nardone hanno sottolineato la necessità di strumenti di sostegno abitativo per i lavoratori che decidono di uscire dalle situazioni di sfruttamento e di incentivi per le imprese che accolgono vittime certificate. L’obiettivo è evitare che queste persone ricadano nella “vittimizzazione secondaria”.
Durante la sua audizione in presenza, il presidente della Provincia ha illustrato anche il modello operativo adottato a Montemurlo, dove la polizia locale interviene in modo preventivo attraverso indagini mirate e verifiche presso la Camera di commercio. Allo stesso tempo ha evidenziato la necessità di “rafforzare la responsabilità dei committenti nella filiera anche attraverso la tracciabilità delle lavorazioni all’interno della filiera”.
Calamai ha rilanciato inoltre una proposta già avanzata dal procuratore di Prato Luca Tescaroli: una tutela più forte per i lavoratori sfruttati che decidono di denunciare. Servirebbe, ha spiegato, “una norma che in qualche modo possa equiparare i lavoratori che denunciano ai collaboratori di giustizia, sostenendoli anche nel percorso per ottenere permessi di soggiorno, ma anche intervenendo nel mercato degli affitti”. Tra le richieste anche incentivi “per agevolare imprese sane con sgravi fiscali e l’agevolazione della concentrazione delle aziende sul territorio”. Nel corso dell’audizione è stata citata l’esperienza del tavolo istituzionale aperto sulla vertenza L’Alba, promosso dalla Provincia di Prato, come modello di coinvolgimento dei committenti per favorire un sistema produttivo che tuteli i diritti dei lavoratori e la qualità delle produzioni
Nel corso dell’audizione è intervenuto anche il sub-commissario Davide Lo Castro, che ha ricordato come lo sportello antitratta del Comune di Prato nel 2025 abbia registrato 48 accessi, a fronte di una media annua di circa 40. Lo Castro ha inoltre spiegato che il Ministero del Lavoro, grazie ai fondi del decreto legge del 2024, ha stanziato 800 mila euro l’anno per favorire l’emersione del lavoro irregolare. Lo stesso Lo Castro ha annunciato anche una nuova sperimentazione: “Il Comune di Prato è stato individuato insieme ad altri nove per partecipare a una sperimentazione che partirà a breve, finanziata con 160 mila euro fino al 31 dicembre 2027, che coinvolge anche la questura di Prato, che è la prima in Italia per numero di rilascio di permessi di soggiorno ex articolo 18 ter”.
Infine il comandante della polizia locale Marco Maccioni ha richiamato alcuni dati sull’attività di controllo svolta nel distretto. Nel 2025, nell’ambito dei controlli interforze, la polizia locale ha ispezionato 25 aziende: sono stati individuati 119 lavoratori privi di contratto di lavoro e sono scattate 59 denunce penali. Parallelamente, con il progetto “Lavoro sicuro”, nello stesso anno sono stati effettuati circa 500 controlli.
“Mentre per i controlli in autonomia – ha spiegato Maccioni – ci muoviamo anche a partire da alcuni eventi spia, come l’abbandono dei sacchi neri”. Proprio seguendo questa traccia investigativa, a febbraio gli agenti hanno individuato un’impresa fantasma: all’interno sono stati trovati 13 lavoratori di origine cinese senza contratto e nove persone prive di permesso di soggiorno. “Il titolare è stato arrestato e i macchinari sono stati sequestrati”, ha concluso.
L’audizione era stata richiesta dai deputati Varchi, Gianassi, D’Orso e Dori. In aula erano presenti, tra gli altri, i parlamentari del Pd Marco Furfaro e Christian Di Sanzo, che hanno polemizzato sull’assenza degli esponenti della destra del territorio.
“ La destra pratese e toscana era assente. È una storia che si ripete: quando arriva il momento di ascoltare chi quel territorio lo conosce davvero, la destra non c’è o parla solo sui giornali”, dichiarano. Secondo i due parlamentari, dalle audizioni è emersa una diagnosi chiara del problema: “Chi oggi era in aula, come il presidente della Provincia Simone Calamai, ha detto una cosa semplice: sappiamo dove sta il problema. Filiere troppo lunghe, subappalti a cascata, committenti che non rispondono di quello che accade a valle. E uno Stato che vorrebbe controllare ma non ha gli uomini per farlo”. Per Furfaro e Di Sanzo la priorità è quindi rafforzare i controlli e le strutture dello Stato: “Nella provincia di Prato gli organici dell’ispettorato non bastano. Servono più ispettori, più risorse per il tribunale e la procura, più personale nelle forze dell’ordine”.
Infine il riferimento alla figura del commissario straordinario: “Lo stesso Calamai è stato chiaro: il commissario straordinario non è la risposta che il territorio chiede. Quello che serve è un impegno strutturale: risorse stabili, responsabilità dei committenti lungo tutta la filiera, tracciabilità della produzione, protezione reale per i lavoratori che denunciano. Non un’emergenza da gestire: un sistema da rafforzare”.
Ai parlamentari Pd risponde Walter Rizzetto (FdI), presidente della commissione Lavoro della Camera: “Il collega Marco Furfaro non perde occasione per alimentare polemiche sterili. A oggi, però, non mi risulta alcun atto parlamentare a sua firma per tentare di dare una mano a Prato e alle sue aziende virtuose. I primi provvedimenti che quantomeno accendono un dibattito sono, al contrario, del centrodestra.Ieri i deputati erano impegnati in Aula per le comunicazioni del Presidente del Consiglio, dai banchi del Partito democratico erano presenti solo due o tre, tra cui lo stesso Furfaro, a fasi alterne. Il collega non ha partecipato a tutte le audizioni in Commissione e, in quanto assente, ha ceduto la propria domanda a un esponente del suo partito, che l’ha poi rivolta direttamente al presidente della Provincia, audito ieri e che ringrazio per la presenza”. “Ricordo inoltre al collega che da tempo seguo personalmente le vicende di Prato insieme al consigliere regionale Chiara La Porta e più volte mi sono recato in città per seguirne direttamente gli sviluppi. Il centrodestra, dunque, era rappresentato dal presidente della commissione Lavoro”. “Noi preferiamo lavorare con serietà – conclude il presidente – lasciando ad altri dettagli forzatamente polemici”.
Sulla questione interviene anche Erica Mazzetti (FI): “Non ho certamente da giustificarmi, visto che da due legislature lavoro per Prato come tutti riconoscono, men che meno con i due colleghi PD, Furfaro e Di Sanzo, che sono stati catapultati dal partito a Prato senza alcun radicamento sul territorio, attivi solo e soltanto nel giudicare e nell’accusare, più per ideologia che per interesse al bene comune”. Ha aggiunto che a differenza loro “conosco e sono attiva su questi temi da decenni: ogni giorno mi confronto con le persone, le categorie economiche, gli ordini professionali del settore”, mentre i colleghi “usano il tempo e il lavoro in audizione per muovere accuse strumentali al governo e ai parlamentari di maggioranza”. Infine ha commentato che “attacchi patetici e vuoti… non serviranno a nulla”, criticando anche la “totale inazione e assenza di volontà politica” di Calamai e delle precedenti amministrazioni

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