Prato ha ricordato la propria liberazione dal nazifascismo con la tradizionale commemorazione dei 29 partigiani uccisi a Figline il 6 settembre 1944 dalle truppe d’occupazione della Germania nazista. Ieri sera, data della ricorrenza, un lungo corteo formato da istituzioni e cittadini ha raggiunto il luogo dell’eccidio per celebrare la memoria di chi ha sacrificato la propria vita per la libertà. Nella piazza dove sono custodite le corde con le quali sono stati impiccati i “martiri di Figline” è stata depositata una corona di alloro al monumento ai partigiani dal sindaco Matteo Biffoni, dal vice prefetto Gianmarco Lucherini Bargellini, dal presidente della Provincia Simone Calamai e da Fiorello Fabbri, ex partigiano e presidente onorario dell’Anpi di Prato.





Insieme al gonfalone del Comune di Prato, erano presenti rappresentanze della Regione Toscana e dei Comuni di Firenze e Pistoia, di quelli dell’area pratese, Signa, Lastra a Signa, Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio e Montale. Hanno partecipato delegazioni di Ebensee, Wangen, Sarajevo – città gemellate con Prato – e di Val Liona, con la quale esiste un patto di amicizia. Presenti la Diocesi di Prato e vertici delle Forze dell’ordine.
La cerimonia si è poi si è spostata in piazza dei Partigiani, dove hanno preso la parola la presidente dell’Anpi di Prato Angela Riviello e il sindaco Matteo Biffoni.




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“È un grande onore e un’emozione immensa ritrovarci in questa piazza per la libertà della nostra città – ha detto il Sindaco –. Dopo tempi complicati siamo tornati alla normalità, ma la normalità non deve farci dimenticare o adagiare. Fortunatamente arriva il 6 settembre a chiederci: cosa stiamo facendo per tutelare e difendere ciò che ci è stato regalato dai 29 Martiri? Il mondo attorno a noi brucia: conflitti, violenze e sovranismi dimostrano che certe idee di sopraffazione sono ancora vive. Non possiamo cadere nella retorica – ha sottolineato Biffoni –: dobbiamo costruire un argine di democrazia, di confronto e di valori basato sulla Costituzione, che è la nostra unica e vera bussola. La libertà non è un museo da visitare una volta l’anno, è un luogo in cui si va tutti i giorni. Rinnovo qui l’impegno di provare ad essere all’altezza della forza, della dignità e della fierezza di quei 29 ragazzi. Questa è la nostra sfida per difendere il valore inestimabile che ci hanno consegnato con il loro sacrificio. Viva il 6 Settembre! Viva la Resistenza! Viva Prato!”.
La giornata, iniziata al mattino con la celebrazione della messa in cattedrale presieduta dal vescovo Giovanni Nerbini e la deposizione di una corona di allora al monumento ai caduti in piazza Santa Maria delle Carceri, si è conclusa con un brindisi offerto dal Circolo Arci “29 Martiri” di Figline.
Stamani 7 settembre, invece, la deputata di Forza Italia Erica Mazzetti ha presenziato alla messa celebrata alle Carceri per le vittime civili della Seconda guerra mondiale anche se, come spigato dalla stessa parlamentare, la sua richiesta era di ricordare le vittime del cosiddetto eccidio del Castello. “È giusto ricordare tutte le persone che hanno perso la vita nella sciagurata guerra mondiale – dice Erika Mazzetti – e rendere il doveroso merito per il duro prezzo pagato a coloro che si sono sacrificati per dare a tutti noi una nazione libera e democratica. Come sempre, ho partecipato alle celebrazioni per i Martiri di Figline a Prato ieri; per stamani avevo proposto alla parrocchia di Santa Maria delle Carceri di celebrare, come sempre, una messa in suffragio delle vittime dell’Eccidio del Castello dell’Imperatore, un fatto tragico sul quale è calata per troppo tempo una cortina di silenzio e omissioni, hanno scelto di ricordare tutte le vittime civili della Seconda guerra mondiale. Ho partecipato, da libera cittadina, visto che le istituzioni locali non hanno mai pensato a organizzare un riconoscimento come questo, e dispiace che parte della città riconosca solo una parte delle vittime. Naturalmente la chiesa bene fa a celebrare tutti i caduti, ma spererei che lo facesse anche tutta la politica nelle varie forme. È fondamentale impegnarsi affinché tutte le vittime della guerra abbiano il giusto ricordo. La guerra è passata, il nazifascismo è stato sconfitto, bisogna oggi saper unire e cucire e il ricordo deve essere un terreno comune per il presente e per il futuro”.
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