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Le bici arrivavano da Taiwan ma erano prodotte in Cina, imprenditore condannato dalla Cassazione a pagare i dazi antidumping


Indagini dell'Ufficio europeo per la lotta antifrode su sei container carichi di biciclette. Gli investigatori accertarono che Taiwan era solo un passaggio del trasferimento: nessuna delle aziende che comparivano, infatti, era provvista dei macchinari per la fabbricazione di e-bike. A nulla è servita la difesa secondo cui l'importatore non era a conoscenza dell'origine dei veicoli


Nadia Tarantino


Sei container carichi di biciclette e parti di biciclette arrivati da Taiwan a Prato ma, nella realtà, provenienti dalla Cina e dunque sottoposti a dazi antidumping che però sono stati elusi. Una pratica accertata da una indagine dell’Olaf, l’Ufficio europeo per la lotta antifrode, costata cara al socio di un’azienda di importazione e distribuzione di biciclette. Perché al socio? Perché nel frattempo l’azienda è stata posta in liquidazione e poi cancellata, ma in capo al socio, appunto, è rimasta la responsabilità oggettiva che è stata confermata di recente dalla Cassazione che ha respinto il ricorso proposto allo scopo di annullare la sentenza della Corte di giustizia tributaria che obbligava a versare i dazi antidumping pari al 48,5 per cento del valore della merce importata. Non proprio noccioline. I fatti risalgono al 2019, quando Olaf accerta che nessuna delle aziende taiwanesi collegate alla maxispedizione fosse dotata di macchinari per la fabbricazione di biciclette. Biciclette che, fu invece ricostruito, erano importate dalla Cina, da un produttore di e-bike, trasbordate su altri container ed infine esportati nell’area doganale europea. “Tali operazioni – si legge nelle carte della Cassazione – avvenivano presso centri logistici di Taiwan, territorio pertanto coinvolto solo per lo scambio dei container e per la spedizione in Italia, senza alcuna lavorazione sostanziale, così che la merce, conservando l’origine cinese, era soggetta ai dazi antidumping”, vale a dire al pagamento di una somma aggiuntiva applicata dall’Unione Europea per tutelare le aziende locali quando i Paesi esterni vendono merci ad un prezzo più basso del normale valore di mercato creando, in questo modo, un danno economico.
Nel 2021 la Commissione tributaria provinciale di Prato accolse le ragioni della società che contestava la richiesta del pagamento dei dazi antidumping, ma nel 2023 la Corte di giustizia tributaria di secondo grado di Firenze ribaltò la sentenza. Il socio si è difeso sostenendo di essersi sempre affidato a società di Taiwan per l’importazione di bici e di non essere a conoscenza che, nella realtà, quei mezzi erano fabbricati in Cina. “Circostanza debole quando non del tutto irrilevante – è stato detto dalla Cassazione – ai fini della dimostrazione della propria buona fede e dell’assenza di responsabilità per le violazioni agli obblighi relativi all’importazione”. (nt)

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è una testata registrata presso il Tribunale di Prato
(N° 4 del 14/02/2009)
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Direttore responsabile: Claudio Vannacci

Editore: Toscana Tv srl

Redazione: Via del Biancospino, 29/b, 50010
Capalle/Campi Bisenzio (FI)

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