Anche a Prato il caldo ha costretto alcune cantine ad anticipare la vendemmia. Una situazione a macchia di leopardo, con differenze anche significative da azienda ad azienda: si va da quasi un mese di anticipo, come alla tenuta Marchesi Pancrazi, a chi ha iniziato la raccolta soltanto una settimana o qualche giorno prima del previsto, fino alle cantine che procedono secondo il calendario degli anni passati. A fare la differenza sono soprattutto il vitigno e l’esposizione delle vigne al sole. Per tutti, però, le prime valutazioni sulla qualità delle uve sono positive e lasciano intravedere un’annata di buon livello, anche se con una quantità inferiore rispetto agli anni precedenti. Il giudizio definitivo, come sempre, spetterà al tempo e alle condizioni meteorologiche delle prossime settimane, decisive per la maturazione e la raccolta.
“Abbiamo già finito di vendemmiare – spiega Giuseppe Pancrazi – mentre generalmente iniziavamo a fine agosto. Non c’era alternativa: aspettare troppo avrebbe compromesso la qualità. Abbiamo però avuto una resa inferiore del 20%”.
Diverso il calendario della Cantina Fabrizio Pratesi, dove la raccolta inizierà, come di consueto, nei primi giorni di settembre. “Nonostante le alte temperature – spiega il titolare – la qualità sembra essere ancora migliore rispetto allo scorso anno. Le prospettive sono buone e c’è equilibrio”.
Soltanto una settimana di anticipo, invece, alla Tenuta Ceri, dove la vendemmia partirà lunedì prossimo. “La qualità dell’uva è buona – spiega Edoardo Ceri –. Abbiamo avuto qualche grappolo danneggiato dalla grandine dello scorso 12 agosto, ma i danni sono stati decisamente minimi. Ora speriamo che durante la raccolta non ci siano altre grandinate. Servirebbe però un abbassamento delle temperature”. In linea con il cronoprogramma degli scorsi anni la Cantina Ambra, dove la raccolta è ormai ai nastri di partenza. “La qualità sembra ottima – spiega Guido Contini –, a discapito della quantità, visto che gli acini sono meno succosi”.
Temperature elevate con cui i viticoltori sono ormai costretti a fare i conti non più come fenomeni sporadici, ma come una condizione sempre più ricorrente. E questo significa cercare nuove soluzioni per proteggere le piante e mantenere la qualità delle uve. “Da qualche anno – racconta Pancrazi – abbiamo lavorato su nuovi vitigni, grazie anche alla collaborazione con un agronomo francese, che sono più resistenti al caldo e in grado di assorbire più acqua, con foglie più grandi che creano maggiore ombra”. Un esperimento iniziato tre anni fa e che non è ancora entrato completamente a regime. “Non è tanto il caldo – sottolinea Pratesi – quanto le botte di calore. Per questo bisogna trovare sempre nuovi accorgimenti. La vite piano piano si adatta ai cambiamenti, ma è un processo che deve essere governato”.
A creare qualche difficoltà non sono soltanto le estati torride. Anche gli inverni sempre più miti possono alterare il naturale ciclo della pianta. “Durante i mesi freddi – spiega Contini – le piante dovrebbero riposarsi, ma se le temperature salgono restano sempre in attività. Per quanto riguarda l’estate, i nostri vigneti sono esposti al sole soltanto la mattina e questa è sicuramente una soluzione naturale”. E proprio sui metodi naturali si sta lavorando anche alla Tenuta Ceri, dove l’obiettivo è rendere le piante più resistenti, soprattutto quelle più giovani e quindi più fragili, per affrontare meglio un clima che sta cambiando e con cui la viticoltura dovrà sempre più imparare a convivere.
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