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La “Madonna della Cintola” di Giovanni Pisano lascia Prato per la prima volta dopo sette secoli: sarà restaurata dall’Opificio delle Pietre Dure


L’opera, una scultura in marmo del Trecento, è tra i capolavori della città e da secoli rappresenta il legame tra il Sacro cingolo di Maria e la comunità pratese L’intervento sarà anche l’occasione per uno studio approfondito della produzione dell'artista, uno tra i grandi innovatori della scultura gotica


Claudio Vannacci


Un momento storico per il patrimonio artistico pratese: la Madonna della Cintola, capolavoro scultoreo di Giovanni Pisano custodito nella Cattedrale di Prato, ha lasciato temporaneamente la sua sede per essere sottoposta a un importante intervento di restauro e studio nei laboratori dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, il prestigioso istituto del ministero della Cultura per il restauro e la conservazione di opere d’arte.
L’opera, realizzata nel Trecento, è tra i capolavori della città ed è collegata al culto del Sacro Cingolo di Maria, la preziosa reliquia simbolo religioso e civile di Prato. La scultura, che raffigura Maria con il Bambino in braccio, si trova sull’altare della Cappella della Sacra Cintola ed è conosciuta e venerata dai pratesi da oltre sette secoli.
Il trasferimento nei Laboratori dell’Opificio delle Pietre Dure è avvenuto nel primo pomeriggio di oggi, lunedì 2 febbraio. Qui l’opera di Giovanni Pisano sarà oggetto di studio e di un intervento conservativo affidato all’équipe del Settore di restauro materiali lapidei dell’Opificio, diretto da Tommaso Castaldi. Si tratta di un’importante operazione che, come avviene per tutti i restauri condotti dall’istituto fiorentino, affiancherà le attività di restauro con indagini diagnostiche a cura del Laboratorio scientifico, con l’obiettivo anche di condurre uno studio delle tecniche di doratura e policromia della scultura del XIV secolo, in particolare nella bottega di Giovanni Pisano.


“Su proposta dell’Opificio e con la disponibilità del Capitolo della Cattedrale, la Diocesi di Prato ha deciso di restaurare la Madonna della Cintola, una immagine verso la quale è fortissima la devozione dei pratesi – afferma monsignor Daniele Scaccini, vicario generale della Diocesi di Prato e direttore dell’Ufficio diocesano per i beni culturali –. In virtù di questo legame tra l’opera e la città, e per non lasciare l’altare privo del suo coronamento, è stata inserita fino alla fine del restauro una copia novecentesca della scultura”. Per Veronica Bartoletti, direttrice dei Musei diocesani di Prato, “affidare la Madonna della Cintola alle mani esperte dell’Opificio è una scelta di responsabilità verso il futuro di una delle più importanti opere del patrimonio artistico, storico e religioso della nostra città”.


“Per l’Istituto che ha già lavorato su opere dello scultore, cito da ultimo il monumento a Margherita di Brabante, conservato a Genova, sarà ulteriore occasione per approfondire la conoscenza di un artista geniale, capace di invenzioni toccanti, garantendo nel contempo a questa specifica opera le più adeguate condizioni di conservazione” commenta Emanuela Daffra, Soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure.
Lo studio della scultura, che lascia il territorio pratese per la prima volta dopo sette secoli, sarà dunque l’occasione per realizzare in città un progetto di conoscenza e valorizzazione dell’opera e della produzione artistica di Giovanni Pisano, uno dei grandi innovatori della scultura gotica.

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(N° 4 del 14/02/2009)
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