Si è conclusa nella notte tra sabato e domenica la vicenda di Frida, barboncina di 13 anni smarrita mercoledì scorso a Vaiano, nella zona sopra Il Fabbro, in un’area particolarmente complessa da perlustrare per la presenza di vegetazione fitta e tratti impervi. Le ricerche erano scattate dopo alcuni avvistamenti tra Usella e Il Fabbro, che avevano confermato come l’animale si stesse muovendo in stato di forte paura e disorientamento. I proprietari, residenti a Prato e all’estero al momento dello smarrimento, sono rientrati il giorno successivo e si sono rivolti a due esperti nel recupero di animali dispersi, Cristiano Giannessi e Marco Zeni, dando avvio a un intervento strutturato. Da giovedì sono stati impiegati droni con termocamera, videocamere e fototrappole, oltre a punti cibo posizionati per favorire l’avvicinamento dell’animale. Attivata anche un’unità cinofila con cane molecolare. La situazione si è rivelata complessa fin da subito, con Frida in evidente stato di panico: in più occasioni tentativi di recupero non coordinati hanno contribuito ad aumentare la sua fuga, che in alcuni momenti l’ha portata anche a ridosso della statale, con rischi concreti per la sua incolumità.
La svolta è arrivata venerdì sera, quando le immagini raccolte dalle videocamere e i punti di alimentazione hanno permesso di circoscrivere l’area di movimento della cagnolina, consentendo di concentrare le operazioni e predisporre anche una gabbia trappola controllata da remoto. Il recupero è avvenuto all’alba di domenica, intorno alle 4 del mattino. Frida è stata individuata nella zona monitorata e, dopo essere stata indirizzata in un’area più favorevole, è stata recuperata con un retino. Subito dopo è stato possibile il ricongiungimento con la famiglia, che ha raggiunto il luogo dell’intervento in pochi minuti.
«Nel caso di Frida- spiega Giannessi – il drone termico è stato uno strumento importante perché ci ha permesso di controllare dall’alto un’area vasta e complessa, caratterizzata da vegetazione fitta e punti difficili da ispezionare da terra. Ma la tecnologia da sola non basta: serve leggere il contesto, interpretare il comportamento del cane e coordinare tutti gli strumenti nel modo corretto. La preoccupazione maggiore era vederla spostarsi in direzione della statale, per questo abbiamo lavorato con grande prudenza, puntando non solo a localizzarla, ma a creare le condizioni per un recupero in sicurezza»
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