Progetti imprenditoriali rimasti su carta nonostante l’assegnazione di fondi pubblici a tasso zero per mezzo di una società di consulenza amministrativa con sede a Prato, finita nel 2021 al centro di un’indagine della guardia di finanza, e di una successiva inchiesta della procura, per truffa aggravata in ordine ai contributi europei gestiti dalla Regione Toscana con il bando ‘Creazione impresa giovanile, femminile e dei destinatari di ammortizzatori sociali’. Gli aspiranti imprenditori, che una volta incassati i soldi hanno lasciato il loro sogno nel cassetto, sono tutti finiti nei fascicoli della Corte dei Conti che via via pronuncia sentenze di condanna. Le ultime sono di questi giorni e riguardano una pratese che nel 2019 ha beneficiato di 24.500 per aprire un bar in piazza San Francesco, e una fiorentina che nel 2020 ha preso 24.300 euro per avviare il suo negozio. Entrambe devono restituire soldi ed entrambe non sono ancora fuori dai guai perché indagate dalla procura per indebita percezione di erogazioni pubbliche.
Nel 2025 sono stati una decina gli imprenditori condannati dai giudici contabili: chi doveva aprire un negozio di estetica, chi un ristorante, chi un pub, chi un locale di cocktail, chi una ditta edile. Tanti progetti, nessun taglio del nastro. E quando la Regione ha chiesto di verificare lo stato dell’arte dell’avviamento dell’attività senza però ricevere riscontro, si è messo in moto il Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza che non ha trovato corrispondenza tra quanto dichiarato in sede di richiesta di finanziamento e quanto effettivamente realizzato. Inevitabile la contestazione con tanto di procedimento, sia penale che contabile.
La procura ha trasmesso l’esito delle sue indagini a Eppo, la procura europea competente per il fatto che i fondi sono comunitari.
Qualche imprenditore ha cercato di difendersi sostenendo di non sapere nulla dei termini del bando, qualcuno ha detto di aver incontrato ostacoli che non gli hanno permesso di dare gambo al progetto, qualcuno ha detto di essere del tutto ignaro, qualcuno ha dato colpa alla società di consulenza ma ogni giustificazione è caduta nel vuoto. I soldi presi devono rientrare. Punto.
Nel carteggio della Corte dei Conti si legge che “dall’esame preliminare delle pratiche veniva rilevato un collaudato sistema attraverso il quale i responsabili della società erano stati in grado di far ottenere alla propria clientela i fondi pubblici mediante l’accurata predisposizione di documentazione, solo formalmente corretta, talvolta falsa, idonea a superare i vincoli del bando. Ai responsabili della società di consulenza vennero contestate le fattispecie di cui all’articolo 416 e 640 bis (associazione per delinquere e truffa aggravata, ndr) mentre ai singoli percettori venivano contestati gli articoli 316 bis e ter (malversazione e indebita percezione di erogazioni pubbliche, ndr). Il fascicolo penale è pendente presso il tribunale di Prato e trasmesso all’Eppo”. (nt)
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