Sarà restaurato grazie a un finanziamento di circa 20mila euro della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato il dipinto di Lorenzo di Bicci intitolato Santo Vescovo in trono con donatori, oggi conservato all’Archivio di Stato di Prato. Un’opera di grande valore storico e artistico che raffigura, ai lati del santo, Francesco di Marco Datini e la moglie Margherita, la coppia più influente della Prato medievale. L’intervento, condiviso con il direttore dell’Archivio di Stato Leonardo Meoni e autorizzato dalla Soprintendenza, sarà seguito dalle funzionarie Silvia Benassai e Francesca Leolini, mentre la direzione del restauro è stata affidata a Lia Brunori. I lavori saranno eseguiti dalla restauratrice pratese Rossella Tesi, affiancata da Federico Tempesta per il recupero delle parti lignee. Lo stato di conservazione dell’opera è complesso. Un precedente restauro, realizzato nei primi anni Duemila, è risultato particolarmente invasivo e ha compromesso soprattutto la parte destra della tavola, già gravemente danneggiata. Le ampie lacune sono state colmate con ridipinture estese, oggi facilmente riconoscibili. L’intervento attuale mira a recuperare la leggibilità dell’opera e a restituirle equilibrio formale.
«Grazie a questo restauro – sottolinea Diana Toccafondi, presidente della Fondazione – un’opera fondamentale per la storia della comunità pratese tornerà a essere pienamente fruibile da studiosi e pubblico, nel luogo che custodisce la memoria viva della città». Il dipinto, rimasto sconosciuto per secoli, è emerso per la prima volta nel 2008 in un catalogo della Casa d’aste San Marco di Venezia. Entrato in una collezione privata veneta, nel 2013 è stato dichiarato di rilevante interesse culturale dal Ministero, che ne ha poi acquisito la proprietà tramite un accordo fiscale. Proprio la presenza dei Datini nel ruolo di donatori ha portato alla decisione di destinarlo all’Archivio di Stato di Prato, ospitato nell’antica casa del mercante. Secondo lo storico dell’arte Angelo Tartuferi, il dipinto rappresenta uno dei lavori più prestigiosi di Lorenzo di Bicci, per l’impianto monumentale e l’impronta neogiottesca, ed è databile alla fine del XIV secolo, nella fase di piena maturità dell’artista. Resta però un enigma l’identità del santo vescovo raffigurato al centro della scena. L’assenza di attributi inequivocabili ha portato a diverse ipotesi – da San Donato a San Zanobi, fino a San Niccolò – senza una soluzione definitiva. Il restauro potrebbe far emergere dettagli utili a chiarire il mistero. Le dimensioni imponenti della tavola (232 per 217 centimetri), la posizione centrale del santo e la presenza dei donatori suggeriscono che l’opera fosse destinata a un altare e forse costituisse il pannello centrale di un polittico oggi smembrato. La raffigurazione di Francesco e Margherita Datini in atteggiamento devozionale non è un caso isolato: la coppia compare anche in altre opere del tempo, a conferma del ruolo centrale che ebbero nella vita religiosa e civile della città.
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