La convocazione del Tavolo per l’ordine e la sicurezza pubblica: è questa la richiesta che ieri, martedì 22 luglio, è stata presentata alla prefettura di Prato dall’amministratore unico di Minth srl, pronto moda situato in via Basilicata, nel Macrolotto 1. L’imprenditore, che ha nominato un avvocato di fiducia, ha deciso di bussare alla porta del prefetto per risolvere una questione aperta con Sudd Cobas, il sindacato autonomo che si batte contro lo sfruttamento del lavoro. Nell’ambito dell’ultima tornata di presidi e picchetti, Sudd Cobas è arrivato anche davanti ai cancelli di Minth srl e lo ha fatto sulla scia della protesta contro una confezione cinese Weng Ruiliang, con sede a Galciana, che il 7 luglio ha accettato di regolarizzare i suoi dipendenti iscritti al sindacato e pochi giorni dopo ha chiuso i battenti, disdetto il contratto di affitto e cominciato a smontare i macchinari. Che c’entra il pronto moda? Minth srl è tra le aziende che hanno commissionato partite di lavoro alla confezione ed essendo un committente riconosciuto viene chiamato alla responsabilità solidale da Sudd Cobas. Non è la prima volta che il sindacato ricorre a questa politica tanto che, anche recentemente, alcune situazioni analoghe si sono risolte proprio dopo aver chiamato in causa la committenza. La Minth però non ci sta. Nella lettera indirizzata alla prefettura, l’imprenditore ha escluso collegamenti giuridici che possano giustificare una continuità del rapporto di lavoro degli operai rimasti a piedi dopo la chiusura della confezione. La richiesta al prefetto arriva dopo una querela contro il sindacato presentata ai carabinieri il 12 luglio e integrata una settimana più tardi. L’amministratore unico della Minth è preoccupato per il danno crescente che starebbe subendo a causa della presenza di Sudd Cobas e parla di “blocco delle merci in entrata e in uscita”, dell'”occupazione non autorizzata degli spazi aziendali di pertinenza” e delle conseguenze sui lavoratori che non aderiscono alla protesta così come delle aziende vicine. Obiettivo dell’azienda, attraverso la convocazione del Tavolo per l’ordine e la sicurezza pubblica, è affermare la propria estraneità alla confezione che ha chiuso e respingere le richieste di un’assunzione di responsabilità rispetto agli operai rimasti senza lavoro. Una posizione molto spinta tanto che l’imprenditore ribadisce a più riprese di non aver nessun potere sulle sorti della confezione Weng Ruiliang e chiede di verificare se si possa parlare di qualcosa di più che di “ritorsione” da parte del sindacato. Secondo il pronto moda, la prefettura dovrebbe intervenire intanto con la convocazione del Tavolo per l’ordine e la sicurezza pubblica, sede nella quale esporre e spiegare nel dettaglio la situazione e nella quale chiedere che si dia corso all’intervento delle forze dell’ordine per consentire all’azienda la piena operatività.
Una posizione che trova Sudd Cobas di traverso: “La nostra politica è questa – spiega Luca Toscano – in un distretto che da anni parla e basta di responsabilità solidale, noi, che con questo principio siamo d’accordo, lo applichiamo e lo facciamo nel nome di una legge che esiste ed è la legge Biagi. Recentemente abbiamo fatto la stessa cosa e le nostre rivendicazioni hanno trovato risposta nell’interesse dei lavoratori”.
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