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Inquinamento atmosferico: Pm10 e biossido di azoto nella norma ma servono misure per ridurre le polveri ultrafini


Nessun valore ha superato i limiti previsti dalla legge ma in vista delle nuove soglie che entraranno in vigore nel 2020 servono correttivi sulle Pm2.5


Nadia Tarantino


Nessuna delle centraline di monitoraggio installate a Prato per il rilevamento della qualità dell’aria ha registrato, lo scorso anno, valori superiori a quelli previsti dalla legge. Pm10: media annuale di 20 microgrammi per metro cubo a fronte di un limite massimo consentito di 50; Pm2,5: media annuale di 13 microgrammi rispetto al massimo tollerato fissato a 25; biossido di azoto: media annuale di 19 microgrammi su un massimo previsto di 40. A dirlo è ‘Mal’aria 2026’, il rapporto annuale di Legambiente che misura lo stato di salute dell’aria che respiriamo. Rispetto ad altre città italiane che soffrono livelli di inquinamento molto alti, per Prato un solo alert richiama l’attenzione ed è quello sulle polveri ultrasottili (Pm2,5) la cui concentrazione media deve essere ridotta di almeno il 20 per cento per rientrare nei nuovi limiti che saranno in vigore dal 2030.
In Toscana sta peggio solo Firenze che con una concentrazione di Pm2,5 pari a 14 microgrammi, è chiamata ad una riduzione del 26 per cento. E Firenze è anche l’unica città su scala regionale che dovrà lavorare su tutti e tre i fronti con una riduzione dell’8 per cento sul Pm10 e del 5 per cento sul biossido di azoto. Le altre province, come Prato, dovranno correggere un solo valore: Lucca quello del Pm10, Siena quello del biossido di azoto e Arezzo, Carrara, Massa e Pisa quello del Pm2,5 (ma i dati di Lucca, Pistoia e Siena non sono pervenuti). Nessun problema, invece, per Livorno e Pistoia (al netto della mancata registrazione della polveri ultrasottili).
Le polveri Pm10 sono frutto in particolare di combustioni da traffico, riscaldamento e incendi e sono classificate come cancerogene. Stesso discorso per le Pm2,5 che però sono molto, molto più sottili e riescono a penetrare in profondità nei polmoni. Infine, il biossido di azoto, generato dal traffico in generale e dalla combustione di diesel in particolare, è causa di gravi patologie all’apparato respiratorio specie in anziani e bambini.
Come intervenire per riportare i valori nei limiti più stringenti del 2030? Legambiente ha riproposto idee già avanzate anche in passato e che ad oggi rappresentano la soluzione, il riparo a cui fare ricorso per arrivare pronti alla scadenza 2030: mobilità sostenibile, investimenti nel trasporto pubblico, estensione delle Zone a traffico limitato, espansione delle piste ciclabili, riqualificazione energetica, divieto di caldaie inquinanti, restrizione degli impianti industriali nei centri abitati, aggiornare la rete delle centraline di monitoraggio dell’inquinamento in modo da includere anche aree ad oggi sprovviste di strumenti in grado di registrato l’emissione di inquinanti nell’aria.

Edizioni locali: Prato

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è una testata registrata presso il Tribunale di Prato
(N° 4 del 14/02/2009)
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Direttore responsabile: Claudio Vannacci

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Redazione: Via del Biancospino, 29/b, 50010
Capalle/Campi Bisenzio (FI)

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