Fu un infortunio particolarmente pesante quello dello scorso 16 gennaio alla Marini Industrie, storica impresa tessile con sede a Montemurlo : un operaio di 55 anni rimase incastrato in un macchinario riportando gravissime lesioni a una mano. Causa dell’incidente – secondo quanto accertato dall’azienda Usl Toscana centro – la carenza di sicurezza del macchinario, una cardina per la preparazione della lana alla filatura. Il sopralluogo si concluse con un provvedimento e altri due a cascata: sospensione dell’utilizzo del macchinario, impossibilità a contrarre con le pubbliche amministrazioni, nota dell’Anac nel casellario informatico dei contratti pubblici relativamente all’interdizione. La Marini Industrie, assistita dall’avvocato Cino Benelli, ha presentato ricorso al Tar del Lazio contro ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e Anac (la relazione degli enti sta nella vigilanza sui contratti pubblici) e Usl Toscana centro chiedendo l’annullamento delle misure emesse dall’azienda sanitaria, ma la richiesta è stata respinta e, dunque, i provvedimenti ritenuti legittimi.
Gli ispettori della Asl – come si legge nelle carte del Tar – avevano “riscontrato che il dispositivo di interblocco di sicurezza, presente sul lavoro sinistro del macchinario e munito di chiavetta metallica unita a una catanella, non era correttamente funzionante in quanto la chiavetta, pur inserita nell’alloggiamento, non era collegata ai carter di protezione della macchina, pregiudicando il corretto funzionamento del sistema di sicurezza”. Il provvedimento di sospensione si è poi tradotto in un decreto interdittivo adottato dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e nella conseguente annotazione nel ‘casellario informatico dei contratti pubblici’.
L’azienda ha contestato la correttezza delle misure facendo leva su una errata adozione del ‘provvedimento madre’ (la sospensione) riferendo la condotta non alla “omessa vigilanza in ordine alla rimozione o modifica dei dispositivi di sicurezza” come addebitato dai tecnici della Asl, bensì alla “messa a disposizione di attrezzatura non conforme”. Il rilievo non è stato accolto dai giudici amministrativi che si sono rifatti al verbale di accertamento degli ispettori che, nella descrizione della carenza di protezione, non è mai stato contestato; semplicemente, Marini Industrie ha dato una lettura diversa all’irregolarità riscontrata, una lettura più lieve che – se il ricorso fosse stato accolto – avrebbe di fatto cancellato sia la limitazione rispetto ai contratti pubblici sia la nota sul casellario Anac.
Riproduzione vietata