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Inchiesta ‘buone entrate’ per i capannoni: assolti gli immobiliaristi che incassavano soldi a nero. Per il tribunale non c’è stata estorsione


Indagine nata in seguito alla denuncia di un imprenditore che rivelò di avere pagato 400mila euro a nero per assicurarsi l'affitto in un fondo nel Macrolotto di Iolo


Nadia Tarantino


Se il proprietario chiede all’aspirante inquilino di pagare una somma di denaro – anche ingente – per avere la sicurezza di ottenere in affitto il capannone su cui ha messo gli occhi per la sua attività di pronto moda, non commette reato e non lo commette neppure se quella somma riesce effettivamente ad intascarla. Non si tratterebbe, insomma, di estorsione ma di libera contrattazione tra privati: io chiedo, tu mi dai. Oggi, giovedì 18 luglio, il giudice delle udienze preliminari del tribunale di Prato, Francesca Scarlatti, ha assolto i due proprietari immobiliari, marito e moglie difesi dall’avvocato Manuele Ciappi (nella foto) e Tullio Padovani, e l’agente immobiliare, difeso dall’avvocato Giovanni Renna, finiti sotto inchiesta dopo la denuncia di un imprenditore cinese che aveva rivelato di aver pagato 400mila euro di ‘buona entrata’ prima di firmare il contratto di affitto di un capannone nel Macrolotto di Iolo, una delle zone più ambite e più richieste dai pronto moda. L’accusa di estorsione aggravata è caduta nel vuoto. Semmai il fatto è che la ‘buona entrata’ deve essere dichiarata ma questo è un altro tema che i coniugi avevano già messo a posto perché, dopo essere stati indagati, si presentarono all’Agenzia delle Entrate e pagarono due milioni di tasse. “Abbiamo sempre sostenuto che le somme pagate dai conduttori cinesi ai locatori prima di prendere possesso degli immobili costituissero porzioni di canone ultradecennali pagate in anticipo ed in contanti, secondo una prassi condivida da entrambe le parti in causa, inevitabile in un mercato di conduttori privi di garanzia e, purtroppo spesso, anche di affidabilità – le parole dell’avvocato Ciappi – la modalità del pagamento in contanti comportava evidenti profili di irregolarità fiscale, che i nostri assistiti hanno immediatamente provveduto a sanare, ma siamo sempre stati convinti che non potesse trattarsi in alcun modo di estorsioni. Pur sapendo che pende ancora un analogo procedimento da decidere e che la sentenza di oggi potrà ovviamente essere oggetto di impugnazione da parte della procura, non possiamo non essere soddisfatti e sollevati davanti a questa prima pronuncia che ha affermato l’insussistenza del reato di estorsione”. Commenta anche l’avvocato Renna: “Sono molto felice di questa decisione. Molto contento soprattutto per il mio assistito, che in questi anni si è sempre professato innocente e che ha sofferto. E’ una decisione che ha recepito la tesi difensiva dell’insussistenza del fatto e che fissa, pertanto, l’assunto, seppur non definitivo, che non vi e’ stata alcuna estorsione”.
La tesi della procura, dunque, non ha retto e al termine del rito abbreviato è arrivata l’assoluzione. “Un’assoluzione – precisa però l’avvocato di parte civile, Tiziano Veltri – con formula dubitativa. Attendo le motivazioni, i processi finiscono in Cassazione”.
A raccontare della pratica della ‘buona entrata’ erano stati, in questo procedimento, anche altri cinesi le cui dichiarazioni erano state raccolte in sede di incidente probatorio. Stessa versione per tutti: prima il versamento della somma a nero, poi la firma del contratto. Estorsione secondo l’avvocato Veltri, libero mercato secondo le difese degli imputati che hanno sostenuto un ragionamento semplice ed evidentemente efficace: nessun obbligo a pagare la somma extracontrattuale in una piazza che offre alternative. (nt)

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è una testata registrata presso il Tribunale di Prato
(N° 4 del 14/02/2009)
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Direttore responsabile: Claudio Vannacci

Editore: Toscana Tv srl

Redazione: Via del Biancospino, 29/b, 50010
Capalle/Campi Bisenzio (FI)

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