Il Tribunale di Prato ha condannato il ministero dell’Istruzione e del Merito a risarcire un’insegnante di religione che per anni ha lavorato con contratti a termine rinnovati di continuo, oltre il limite consentito. La sentenza, depositata il 27 febbraio 2026, arriva dopo il ricorso sostenuto dalla Uil Scuola. Per il giudice, quei contratti rinnovati senza l’avvio dei concorsi previsti dalla legge rappresentano un abuso. Il Ministero dovrà ora pagare cinque mensilità dell’ultima retribuzione, più interessi e rivalutazione a partire dal 1° settembre 2020. Bocciato anche il tentativo di far dichiarare il ricorso tardivo. Non solo. Alla docente spettano anche 718 euro per la retribuzione professionale relativa agli anni scolastici 2020/2021 e 2021/2022, oltre agli accessori, e 2.500 euro per la Carta docente dal 2020/2021 al 2024/2025.
«È l’ennesima vittoria a favore dei precari – commenta Luigi Rocca, referente della Uil Scuola – Questa sentenza ribadisce che non possono esserci lavoratori di serie A e di serie B: chi ha un contratto a termine ha gli stessi diritti di chi è assunto a tempo indeterminato. E quando c’è abuso, deve esserci un risarcimento».
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