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Il Textile Hub è realtà: il recupero delle fibre tessili utilizza la tecnologia e l’intelligenza artificiale


Un progetto che unisce innovazione, sostenibilità e circolarità, rafforzando il ruolo di Prato come punto di riferimento europeo nel recupero e nella rigenerazione dei materiali. L'impianto, realizzato da Plures, sarà in grado di riciclare ogni anno 33mila tonnellate di tessuto


Diletta Bezzi


Trasformare i rifiuti in nuove risorse per dare una seconda vita alle fibre tessili, grazie al supporto dell’intelligenza artificiale. Tutto questo sarà possibile grazie al nuovo centro innovativo Textile Hub, realizzato da Plures e inaugurato questa mattina. Si tratta di una delle infrastrutture più innovative realizzate in Italia per il recupero e la valorizzazione dei rifiuti tessili, un impianto che rappresenta l’incontro tra una lunga tradizione industriale e le nuove tecnologie per il recupero delle fibre, facendo di Prato un modello per l’ economia circolare. “Il Textile Hub rappresenta molto più di un nuovo impianto – spiega Lorenzo Perra, presidente di Plures – È la dimostrazione che la transizione ecologica può diventare una leva di sviluppo industriale quando si investe in infrastrutture, innovazione e competenze. L’Europa sta indicando una direzione sempre più chiara per il futuro del settore tessile; noi abbiamo scelto di anticipare questa trasformazione, realizzando un’infrastruttura capace di dare risposte concrete a una sfida che riguarda l’ambiente, ma anche la competitività del nostro sistema produttivo. È questo il senso del Piano Industriale di Plures: costruire oggi gli impianti che renderanno possibile l’economia circolare di domani”.
L’impianto, che ha visto un investimento di 31,3 milioni di euro nell’ambito del Piano Industriale di Plures da 2,5 miliardi, sarà in grado di riciclare ogni anno 33mila tonnellate di tessuti, tra tessili post consumo e scarti pre-consumo, dando una nuova vita a materiali che altrimenti sarebbero finiti in una discarica. L’obiettivo del Textile Hub è proprio quello di ridurre l’impatto ambientale valorizzando le risorse locali grazie ad un approccio innovativo che unisce sostenibilità e tecnologia. Tramite dei sistemi automatizzati e sensori a vicino infrarosso, i materiali vengono selezionati per fibra e colore e poi sfilacciati per il riuso o il riciclo. L’impianto si sviluppa su 7mila metri quadrati di superficie coperta, ai quali si aggiungono circa 10.000 metri quadrati di aree esterne dedicate alla logistica e alle movimentazioni dei materiali. La realizzazione ha richiesto 24 mesi di lavori, mentre il collaudo dell’intero sistema proseguirà fino alla fine del 2026, accompagnando la piena entrata a regime dell’infrastruttura. Saranno circa 50 gli addetti a regime, organizzati su due turni di lavoro, con 38-40 persone impegnate nella cernita semi-automatica dei materiali. Il progetto è promosso da Plures S.p.a., soggetto proponente e leader nella gestione sostenibile dei rifiuti nella Toscana Centrale. Plures coordina un approccio condiviso, coinvolgendo il Comune di Prato, Confindustria Toscana Nord, Confartigianato, Cna e i sindacati Cgil, Cisl e Uil. Un investimento che guarda ben oltre i confini del territorio: mentre l’Europa ridisegna le regole del settore, puntando su prodotti più durevoli, riutilizzabili e riciclabili, il nuovo impianto mette a disposizione della filiera una delle tecnologie destinate a rendere possibile questa trasformazione. Il Textile Hub è stato sostenuto da un contributo di 900mila euro del Pnrr e ha beneficiato delle agevolazioni previste dal piano Industria 4.0, con un credito d’imposta di 850 mila euro. Il progetto nasce per affrontare una delle principali sfide che attendono il comparto tessile nei prossimi anni: recuperare il valore delle fibre, trasformando ciò che oggi è considerato un rifiuto in una nuova risorsa per il sistema produttivo.

Un progetto che unisce innovazione, sostenibilità e circolarità tecnologica, rafforzando il ruolo di Prato come punto di riferimento europeo nel recupero e nella rigenerazione dei materiali tessili. Le nuove politiche comunitarie stanno infatti cambiando profondamente il ciclo di vita dei prodotti tessili. La raccolta differenziata, il riutilizzo, il riciclo delle fibre, la responsabilità estesa dei produttori e le future regole sull’ecodesign delineano un modello nel quale la capacità di recuperare materia diventerà sempre più centrale. Il Textile Hub utilizza un sistema di selezione automatizzata basato su intelligenza artificiale e tecnologia a infrarossi (Nir), in grado di identificare automaticamente la composizione e il colore dei materiali tessili con livelli di rapidità e precisione non raggiungibili attraverso la sola selezione manuale. La tecnologia adottata, già sperimentata in alcuni progetti europei, trova a Prato una delle sue prime applicazioni su scala industriale in Italia. Un’innovazione che permette di migliorare l’efficienza del processo, aumentare la qualità delle fibre recuperate e creare le condizioni per lo sviluppo di una filiera del riciclo tessile sempre più moderna, competitiva e orientata alla valorizzazione delle materie. “Il Textile Hub nasce per rispondere a un’esigenza destinata a crescere rapidamente nei prossimi anni – spiega Alberto Irace, amministratore delegato di Plures – Recuperare il massimo valore possibile dai materiali tessili e restituirli al ciclo produttivo. Abbiamo realizzato un impianto che integra tecnologie avanzate, intelligenza artificiale e automazione industriale per affrontare una sfida che non riguarda soltanto la gestione dei rifiuti, ma il futuro di un’intera filiera produttiva. Questo investimento si inserisce in un più ampio programma con cui Plures sta rafforzando la dotazione impiantistica della Toscana, nella convinzione che la sostenibilità si costruisca prima di tutto con infrastrutture moderne, efficienti e capaci di generare valore per i territori”.

Delle 33mila tonnellate di rifiuti tessili riciclate in un anno, 20mila tonnellate sono materiali post consumo (pari sostanzialmente all’intero fabbisogno della raccolte differenziata della Toscana) e 13mila tonnellate sono di scarti pre-consumo, provenienti in larga parte dal distretto tessile pratese. L’obiettivo è recuperare il massimo valore possibile dalle fibre. I capi ancora idonei saranno avviati al riuso, mentre quelli non più riutilizzabili verranno selezionati e destinati al riciclo, così da reimmettere nuova materia nel ciclo produttivo come ‘end of waste’. A regime, circa il 60% dei materiali post consumo potrà essere destinato al riuso dopo le necessarie operazioni di sanificazione; il restante 40% sarà avviato alla selezione per fibra e alla pre-sfilacciatura, primo passaggio del successivo processo di riciclo meccanico. Nicola Ciolini, vicepresidente di Plures aggiunge: “Per Prato questo progetto ha un valore che va oltre la realizzazione di un nuovo impianto. Significa mettere a sistema una vocazione che il nostro distretto coltiva da generazioni: recuperare, rigenerare e dare nuova vita alle fibre tessili. Oggi quella tradizione incontra le tecnologie più avanzate e diventa un’opportunità di sviluppo per tutto il territorio. Sono particolarmente orgoglioso che sia proprio qui a nascere un’infrastruttura destinata a diventare un punto di riferimento nazionale ed europeo per l’economia circolare del tessile, rafforzando la competitività delle imprese locali e creando nuove prospettive di lavoro e innovazione”.
Soddisfazione espressa anche dal sindaco di Prato, Matteo Biffoni: “Non potevamo che realizzarlo qua a Prato, che è la capitale del tessile da sempre. Questo Hub serve per insegnare all’Europa, che ci chiede questo, come fare per far sì che gli scarti tessili trovino una nuova vita, ma anche per far sì che trovi effettivo compimento quell’obbligo che ha chi produce su come riciclare correttamente un capo di abbigliamento. Penso che per il distretto tessile e in generale per la Toscana, sia una straordinaria opportunità imprenditoriale che porterà competenze, tecnologie, posti di lavoro nel nostro territorio”.

Ha preso parte all’inaugurazione anche il presidente della Provincia, Simone Calamai, che ha sottolineato il valore strategico dell’iniziativa per il futuro del distretto pratese, evidenziando come l’innovazione tecnologica e l’economia circolare rappresentino oggi una delle principali direttrici di sviluppo del territorio. “Oggi inauguriamo un impianto che ha un significato importante non solo per i temi del riciclo e del riuso, ma anche per il futuro del nostro sistema manifatturiero e del distretto tessile pratese – ha dichiarato Calamai – È un investimento che guarda avanti, puntando su tecnologie innovative e su un modello di sviluppo fondato sulla sostenibilità e sulla transizione ecologica. Prato ha costruito la propria storia proprio sulla capacità di recuperare e rigenerare tessuti e abiti, trasformando quella che oggi chiamiamo economia circolare in una vocazione che appartiene da sempre al nostro territorio. È questa la direzione che dobbiamo continuare a seguire per rafforzare la competitività del nostro distretto e renderlo sempre più protagonista delle sfide della sostenibilità”.
“Prato continua ad essere all’avanguardia nel recupero dei tessuti tessili, come sempre stato nella sua storia – scrive in una nota Erica Mazzetti, deputata pratese di Forza Italia – Il varo dell’Hub tessile di Prato è una risposta concreta al problema dei rifiuti e permetterà di rispondere alle esigenze del distretto pratese, aiutandolo nella transizione, come solo noi sappiamo fare. Tutto questo è stato possibile grazie ai fondi Pnrr e del tavolo del distretto a dimostrazione di quanto essenziale sia la sinergia fra il pubblico e il privato ai vari livelli istituzionali. Questa è vera economia circolare: chiudere il ciclo nel territorio. Un cambio di approccio e di mentalità sempre più fondamentale oggi in Toscana”.
Non è dello stesso parere la capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale Chiara La Porta che commenta: “Il luccicante e faraonico Textile Hub è costato più di 31 milioni di euro, una somma difficile persino da immaginare. Le bollette aumentate della Tari che i cittadini pagano però, sono più che immaginabili, dato che sono un salasso più che concreto per le famiglie. Per non voler aggiungere che, nel nostro territorio, ad aggravare la situazione ci sono i costi straordinari causati dallo smaltimento degli scarti abbandonati dalle aziende cinesi, come al macrolotto 2. E temo per il futuro, perché la sostenibilità economica di questa infrastruttura per il recupero delle fibre tessili è tutta da verificare, dato che, al momento, non è chiaro quale sia il piano manageriale che possa garantirne un’autosufficienza certa. A Prato conosciamo bene quale sia la gestione che ha portato a progetti costosi e faraonici pagati, di fatto, con i soldi dei cittadini per poi divenire solo cattedrali nel deserto, come l’ex Creaf. Non ci resta che sperare che gli errori pregressi, abbiano insegnato qualcosa. Ad oggi, però, nutriamo forti dubbi”. 
“L’inaugurazione dell’hub del tessile aggiunge un tassello fondamentale al distretto pratese. L’hub unisce la tradizione del riciclo dei tessuti, che ha sempre contraddistinto Prato, con l’innovazione tecnologica e l’intelligenza artificiale, per chiudere davvero il ciclo produttivo, trasformando abiti e scarti tessili in materia prima riutilizzabile dalla filiera. È un progetto unico, che permetterà al distretto di vivere una nuova fase. La nuova direttiva europea sull’end of waste tessile è molto chiara su questo punto, e l’hub risponde esattamente a quelle esigenze, diventando una realtà unica per il riciclo del tessuto a livello europeo. Adesso il governo deve muoversi, adottando la direttiva nei tempi previsti, per facilitare il lavoro dell’hub. Prato si conferma così all’avanguardia per l’economia circolare, nella direzione che ha delineato l’Europa”. Così Christian Di Sanzo, deputato membro della Commissione Attività Produttive e segretario PD Prato

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