Da tempo viale Vittorio Veneto e le strade limitrofe sono teatro di risse, episodi di spaccio e furti. Una situazione che, secondo i residenti, è ormai diventata insostenibile. Per questo il comitato spontaneo del quartiere depositerà un esposto in Procura e lo ha inviato anche al comandante dei Carabinieri, al questore, al comandante della Guardia di Finanza, al prefetto e al commissario prefettizio.
Nel documento vengono richiesti controlli sistematici sugli esercizi commerciali gestiti da cittadini extracomunitari, sia per verificarne il rispetto delle norme igienico-sanitarie, considerate “quantomeno dubbie”, sia per motivi di ordine pubblico, poiché ritenuti possibili punti di ritrovo di persone coinvolte in attività illecite.
Il comitato chiede inoltre la verifica della sala slot di via Cimabue, situata a breve distanza da scuole primarie, dell’infanzia e secondarie, nonché da un bancomat, distanze considerate inferiori ai limiti stabiliti dalla legge regionale . Nel caso vengano accertate irregolarità, viene sollecitata la chiusura del locale per ragioni di sicurezza pubblica.
Tra le richieste figura anche l’intensificazione dei controlli di polizia, con pattuglie quotidiane dedicate e formate per operare nelle aree più degradate del quartiere, e il divieto di vendita di alcolici dopo le 19, misura ritenuta necessaria per prevenire episodi di ubriachezza molesta e nuove risse.
L’esposto arriva dopo mesi di tentativi del comitato di “riappropriarsi” della zona, attraverso iniziative come aperitivi settimanali al Caffè Europa per scoraggiare la clientela molesta, e la creazione di una chat WhatsApp per segnalare in tempo reale situazioni di pericolo, soprattutto legate allo spaccio e ai furti.
“In quest’ottica – spiega Francesca Carbone, membro del comitato – diventa imprescindibile chiudere tutti quegli esercizi che sono diventati punti di appoggio a traffici illeciti e che, per la concentrazione di elementi criminali, rappresentano un pericolo per la collettività”.
A depositare formalmente l’esposto è stato l’avvocato Aldo Godi, coordinatore del comitato: “L’insostenibilità della situazione – spiega – è nota. Le richieste all’ autorità sono l’applicazione rigorosa e perentoria in materia di pubblica sicurezza, tra cui l’articolo 100 del Tulps che consente la chiusura dei locali. Seguiranno comunque, altre iniziative per appropriarsi del territorio” .
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