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Il Circolo 29 Martiri di Figline compie 80 anni: una “casa” comune realizzata con la fatica e l’impegno di 56 soci


Ottant’anni di storia della comunità tra attività ricreative, cultura e solidarietà: dal boom degli anni ’50 fino ai giorni del Covid e dell’alluvione


Alessandra Agrati


ll Circolo 29 Martiri di Figline spegne quest’anno ottanta candeline. Un testimone della vita della comunità: dal boom degli anni ’50, agli anni bui del terrorismo, ai fantastici anni 80 per arrivare alla pandemia, fino ai giorni duri dell’alluvione. Nel corso degli anni, il circolo è stato anche custode di epoche diverse, registrando i cambiamenti dei costumi, le abitudini e le storie quotidiane della frazione.
Nato nel 1946 per volontà di cinquantasei residenti, che sentivano il bisogno di una “casa” comune: uno spazio dove giocare a carte o a biliardo, recitare, ma anche ospitare un asilo, allora una struttura che la frazione non aveva. I soci stessi contribuiscono alla costruzione, portando pietre e sabbia dalla Bardena, acquistando il cemento e seguendo passo dopo passo i lavori, mentre la progettazione è affidata ad Alessandro Felici, all’epoca progettista di stufe. Il circolo viene intitolato ai 29 Martiri, a ricordare i valori di memoria e comunità che lo animano ancora oggi. Il primo spazio inaugurato è l’asilo, gestito inizialmente dalla Società cooperativa 29 Martiri, poi la gestione è stata ceduta al Comune nel 1963. Oggi la scuola dell’ infanzia rischia di chiudere per mancanza di iscritti, anche se l’open day del 15 gennaio ha registrato un’affluenza positiva. Successivamente vengono aperti il bar, i locali ricreativi e il teatro, oggi sede del Museo della Deportazione. Nel 1974 nasce la Polisportiva 29 Martiri, attiva ancora oggi con la Coppa ciclistica e numerose corse podistiche. Nel 1975 parte la prima ristrutturazione: nasce la pista da ballo e il teatro diventa palestra. Dopo ventiquattro anni, un nuovo intervento trasforma la palestra nello spazio destinato al museo, inaugurato nel 2002 dal presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi, e si realizza la pizzeria, tuttora gestita anche grazie al volontariato.

Tutti i proventi vengono reinvestiti nelle attività del circolo, sostenendo le iniziative della comunità in modi concreti: dai pacchi alimentari preparati durante il Covid, alla gestione del bar e delle attività ricreative, fino a diventare punto di riferimento per i volontari durante l’alluvione, offrendo ristoro e accoglienza a chi interveniva per ripulire il fango. Negli ultimi anni le ristrutturazioni si sono fermate, ma i servizi sono cresciuti: nel 2022 è stata riaperta la biblioteca, catalogati tutti i libri e riattivato il prestito, servizio nato nel 1948 e chiuso negli anni ’70. Nascono anche iniziative culturali e sportive, come il Festival Antares dedicato alla cura della persona, e il sentiero “Tramonto di un’alba”, che conduce ai Faggi di Javello. Per i festeggiamenti è prevista una mostra dedicata alla storia dell’asilo, insieme a momenti commemorativi legati alla memoria e giornate più leggere dedicate al teatro. I soci, circa 200, stanno pensando di rimettere in scena una delle piece presentate negli anni ’60, continuando a fare del circolo un luogo dove la comunità si ritrova, si sostiene e si racconta.

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