Si definiscono gli “esodati dell’ecobonus 110%” gli oltre quaranta condomini del palazzo ai civici 22-24-26 di via Meucci alle Badie. Palazzo ancora “ostaggio” delle impalcature per lavori che dovevano ammodernarlo e renderlo al passo con i tempi per quanto riguarda l’efficienza energetica e l’hanno invece trasformato in una sorta di prigione.
Con oggi 31 dicembre finisce non solo la storia contrastata dell’ecobonus, la misura introdotta nel 2020 durante la pandemia da Covid dal governo Conte II, ma anche il contratto che lega il condominio di via Meucci al general contractor Baldipera srl che a inizio novembre 2023 ha iniziato i lavori senza riuscire a concluderli nei tempi. “Dopo due anni – scrive Doriano Riccobono, uno dei condomini – a fronte di una programmazione di lavori per un importo di 2.800.000 euro, con un 10% a carico nostro già versato, l’impresa ha prodotto solo il 60% del Sismabonus e un misero 12% dell’Ecobonus. Ci ritroviamo così, per il secondo Natale consecutivo, in una condizione drammatica. In questo tempo non sono bastate le proroghe, le assemblee condominiali, i richiami espliciti dei tecnici o le diffide del nostro avvocato per riuscire a terminare i lavori nei tempi dettati dal Governo”.


Una situazione, quella del condominio di via Meucci, che purtroppo non è isolata. Solo a Prato sarebbero almeno una ventina gli stabili nella stessa condizione. “E alla fine non è nemmeno andata malissimo – commenta Tommaso Balsimelli, che con la Amico Sas amministra il condominio e sta ora cercando di gestire al meglio la situazione -. Essendo riusciti ad asseverare il Sismabonus e non avendo scontato nessuna fattura invece per il Superbonus, i condomini non rischiano di vedersi chiedere indietro dallo Stato i crediti rimborsati, come purtroppo sta accadendo in tante altre situazioni. Resta naturalmente il disagio e la necessità adesso di dover mettere mano al portafoglio per concludere i lavori lasciati a mezzo”. Ad ora, secondo una stima, nel palazzo sarebbero stati fatti lavori per circa 6-700mila euro, pari quindi a circa un quarto del totale preventivato.
Lo sanno bene i condomini, prigionieri di una situazione che si è venuta a creare senza che loro abbiano nessuna colpa. “Molti si chiederanno: come può accadere tutto questo? – prosegue Riccobono -. Come possono esistere soggetti che operano con tale superficialità e inadeguatezza, approfittando di lacune legislative per mettere nei guai cittadini inermi? Cittadini che ancora credono in uno Stato che assista chi ha bisogno e punisca chi non rispetta le regole. Chi passa sotto il nostro condominio e osserva lo stato di degrado dello stabile si domanda se vi sia ancora qualcuno che ci abita. Non solo ci viviamo, ma siamo proprietari che hanno visto crollare il valore immobiliare dei propri beni, senza sapere quando (e se) ne torneremo pienamente in possesso”.


Riccobono, poi, si lascia andare ad un amaro sfogo: “Ma chi sono i veri responsabili? – si chiede -. Forse lo Stato? Che prima offre un’opportunità a tutti e poi torna sui suoi passi? Non perché l’Ecobonus fosse una cattiva idea, ma perché le risorse sono state gestite in modo tale da non poter aspettare il ritorno dell’investimento (certificato recentemente dalla Corte dei Conti al 64%). Lo Stato ha costretto i cittadini a una folle gara contro il tempo, senza considerare che, cedendo il credito, il committente perde ogni controllo reale sull’operato di chi riceve il mandato. I governi che si sono succeduti — Conte, Draghi e infine Meloni — si sono ben guardati dal creare un quadro normativo stabile a tutela del cittadino. Si sono così aperti spazi per comportamenti opportunistici da parte di amministratori, tecnici e aziende, mentre i cittadini continuavano ad affidarsi a regole fissate da uno Stato che si è rivelato sempre più assente. Il risultato oggi è questo: un General Contractor scomparso che lascia dietro di sé detriti, lavori incompiuti, marmi divelti e impalcature che impediscono l’accesso ai garage”.
I condomini di via Meucci, e quelli degli altri palazzi nelle stesse condizioni, da stasera a mezzanotte saranno come sospesi in una “bolla”: “L’unica cosa certa – chiude Riccobono – è che nel 2026 dovremo completare i lavori essenziali cercando una nuova impresa, con esborsi ben più onerosi”.
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