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Gli avvocati penalisti lanciano l’allarme per la situazione delle carceri toscane: “Sollicciano e Dogaia invivibili”


Durante il convegno organizzato dalla Camera Penale di Prato è stato anche annunciato il via alle richieste di risarcimento per celle fuori norma: "Molti detenuti hanno dimostrato di aver espiato una parte della pena in spazi inferiori a quanto previsto dalla legge"


Claudio Vannacci


Non c’è solo il problema del sovraffollamento nelle carceri: l’emergenza del sistema penitenziario toscano passa attraverso un aumento dei suicidi tra i detenuti, celle più piccole di quanto dichiarato dalle amministrazioni carcerarie e agenti di polizia penitenziaria non adeguatamente formati per il ruolo che ricoprono. Di questo si è parlato durante il convegno organizzato nel palazzo della Provincia di Prato dalla Camera Penale di Prato, presieduta dall’avvocato Elena Augustin. All’incontro ha partecipato Marcello Bortolato, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Firenze.
«Il distretto toscano purtroppo ricalca la situazione estremamente complicata a livello nazionale per quanto riguarda il sovraffollamento delle carceri – è stato detto -. È improprio parlare ancora di emergenza, perché si tratta ormai della norma. Prato e Sollicciano, oltre a una situazione di sovraffollamento, presentano mancanze igieniche e strutturali molto gravi. In assenza di nuove carceri dobbiamo insistere sull’utilizzo di misure alternative, cercando di incentivare l’espiazione della pena attraverso misure alternative al carcere, laddove possibile. Il tutto tenendo a bada il populismo penale, che chiederebbe qualsiasi cosa tranne condizioni più dignitose per i detenuti, in barba a quanto scritto nella Costituzione».
Al 31 dicembre 2025, nelle carceri toscane erano presenti 3.382 detenuti. Il tasso di sovraffollamento italiano si attesta attorno al 135%, mentre quello toscano risulta solo leggermente inferiore.
Al convegno ha partecipato, collegato da remoto, anche Roberto Giachetti, parlamentare di Italia Viva, che ha illustrato una proposta di modifica alla normativa sulla liberazione anticipata. «Si discute di una mia proposta, nella scia della legge Gozzini – ha spiegato Giachetti – per consentire a chi dà prova di buona condotta di accorciare il tempo di detenzione. Oggi lo sconto è di 45 giorni ogni sei mesi espiati: io propongo di portarlo a 75 giorni, con una retroattività dal 2020. Sarebbe una misura temporanea, da applicare solo in questa fase di sovraffollamento eccessivo».
«A Prato, ad esempio – commenta il professore Emilio Santoro, ordinario di Filosofia del Diritto all’Università di Firenze – abbiamo 50 detenuti in più rispetto a quelli che dovrebbero esserci. In valore assoluto non sono tantissimi, ma sono le condizioni in cui queste persone vivono a essere gravissime. Prato e Firenze sono carceri ingovernabili, fuori controllo, e non aiuta poter contare su agenti di polizia penitenziaria estremamente giovani e non sufficientemente formati a gestire condizioni limite come quelle di questi due istituti di pena. Non è una mancanza degli agenti: è la mancanza di chi non li forma prima di impiegarli nelle carceri».
In una situazione già complessa, tra sovraffollamento oggettivo e condizioni al limite dell’invivibile, una consulenza disposta dalla Camera Penale di Prato ha dimostrato che le celle del carcere della Dogaia presentano misure inferiori ai limiti di legge, diverse da quelle originariamente dichiarate dall’amministrazione carceraria. «I numeri relativi al sovraffollamento – commenta l’avvocato Sara Mazzoncini, componente della Commissione Carcere della Camera Penale di Prato – sono più gravi di quanto raccontino le statistiche ufficiali. Per tanti anni a Prato le celle sembravano idonee a essere occupate anche da tre detenuti, ma abbiamo dimostrato che non è così. Le celle sono più piccole: molti detenuti che hanno dimostrato di aver espiato una parte della pena in spazi inferiori a quanto previsto dalla legge avranno diritto a risarcimenti, contrariamente a quanto era avvenuto sinora».
«Purtroppo i risarcimenti, per quanto ben accetti dalle persone che li ottengono – commenta l’avvocatessa Elena Augustin, presidente della Camera Penale di Prato – non sono un rimedio al sovraffollamento e di certo non bastano ad affrontare il problema delle carceri toscane e italiane».
A rendere ancora più drammatico il quadro è il tema dei suicidi. Nel corso del 2025 in Toscana si sono tolti la vita otto detenuti, di cui tre nel carcere di Prato e tre a Sollicciano, non a caso gli istituti considerati più complessi e in maggiore sofferenza.
La Camera Penale di Prato, nel corso del convegno, ha rivolto un appello alle istituzioni e ai magistrati affinché vengano adottati provvedimenti sistematici sul tema carcerario. «I primi, ad esempio – conclude Elena Augustin – dovrebbero considerare la detenzione in carcere come una extrema ratio, più di quanto non sia stato fatto fino ad oggi. Altrimenti la situazione non cambierà mai».

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(N° 4 del 14/02/2009)
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