Il gruppo Florence, che nel frattempo aveva acquisito il committente italiano della produzione, ha riconosciuto e saldato tutte le spettanze dovute ai lavoratori coinvolti nella vicenda dell’ex pelletteria Serena di Poggio a Caiano. Nel procedimento è intervenuto anche l’Inps che, per la prima volta in un caso simile, si è costituito parte civile per recuperare contributi e somme non versate, mentre il gruppo Richemont è inizata la fase di dibattimento in tribunale.
Servizio video di Alessandro Fioretti
La vicenda riguarda tre lavoratori migranti originari della Costa d’Avorio e del Mali che, assistiti dalla Filctem Cgil e dall’avvocato Alessandro Gattai, hanno denunciato le condizioni di lavoro all’interno dell’azienda. La titolare cinese della pelletteria è stata poi condannata nel 2021 per sfruttamento lavorativo. Tra i protagonisti della vicenda ci sono Fofana Moussa e Kouakou Kouadio, arrivati nel 2017 all’ex pelletteria Serena in cerca di lavoro. «Avevamo bisogno di lavorare per mandare soldi alle nostre famiglie», ha raccontato Moussa.
Secondo il loro racconto, gli operai lavoravano fino a quindici ore al giorno, tutti i giorni, per circa 750 euro al mese. «Se chiedevi qualcosa in più, la risposta era sempre no», ha spiegato ancora Moussa, aggiungendo che non venivano riconosciute ferie né periodi di assenza per tornare in Africa. Kouadio ha riferito anche di episodi di violenza: «Sono stato colpito con una cintura». I lavoratori hanno spiegato di essersi rivolti inizialmente all’azienda senza conoscere diritti e tutele previste in Italia. «Non sapevamo come funzionava il lavoro qui, non sapevamo nemmeno che esistesse il sindacato», hanno raccontato.
Dopo la denuncia alla Cgil è iniziato il percorso giudiziario che ha portato alla condanna della datrice di lavoro. Successivamente il sindacato ha proseguito l’azione per recuperare salari e contributi risalendo l’intera filiera produttiva.«Non ci siamo fermati alla sentenza penale – ha spiegato Juri Meneghetti, segretario generale Filctem Cgil Prato Pistoia – perché i lavoratori avevano ancora da recuperare quanto spettava loro. Prima siamo intervenuti sul committente italiano, poi sul gruppo svizzero e infine su Florence, che si è fatto carico delle somme dovute». Meneghetti ha sottolineato anche il ruolo dell’Inps nella vicenda: «È un’assoluta novità vedere l’Inps costituirsi parte civile in un procedimento di questo tipo. Le leggi esistono, basta applicarle. Prato può diventare un punto avanzato nella lotta allo sfruttamento».
Anche Daniele Gioffredi, segretario generale Cgil Prato Pistoia, ha richiamato l’attenzione sul tema delle tutele per chi denuncia: «I lavoratori che trovano il coraggio di parlare devono essere protetti. Non è solo una questione di sfruttamento sul lavoro, ma anche di casa, integrazione e diritti».
Gioffredi ha inoltre annunciato l’apertura di un “Ufficio immigrati” alla Camera del lavoro di Prato e ha ricordato i numeri del distretto moda pratese: «Abbiamo migliaia di aziende e un sistema produttivo importante, ma anche molti casi di part time involontario e contratti di poche ore. È un fenomeno che va contrastato per tutelare il manifatturiero del territorio».
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