ll Comune di Montemurlo ha celebrato l’80esimo anniversario della Festa della Liberazione dal nazifascismo con la cerimonia in piazza della Repubblica di fronte al municipio. Tanti i cittadini e le associazioni presenti alla commemorazione che è iniziativa con la deposizione, da parte del sindaco Simone Calamai di una corona d’alloro al monumento ai caduti, accompagnato dal suono del silenzio, eseguito dal trombettista, Stefano Pratesi, della Filarmonica Giuseppe Verdi di Montemurlo. Il sindaco era accompagnato dalla consigliera provinciale, Federica Palanghi, e “scortato” dal capitano della Tenenza dei carabinieri di Montemurlo, Quintino Preite, e dalla comandante della polizia municipale di Montemurlo, Enrica Cappelli. All’inizio della cerimonia il sindaco ha voluto dedicare un minuto di silenzio in memoria di Papa Francesco “un uomo di pace, un faro di speranza in un mondo ferito dalla guerra, dall’indifferenza e dall’odio” ed ha ricordato la sua visita a Prato e i suoi richiami alla dignità della persona (una dignità che non può mai prescindere dalla dignità del lavoro e dal rispetto dei diritti) e alla chiesetta di Barbiana «un gesto che ha reso la dignità della Chiesa al prete degli ultimi, don Lorenzo Milani». Il sindaco ha poi ricordato che «Il 25 aprile è per l’Italia una ricorrenza fondante: la festa della pace, della libertà ritrovata, e del ritorno nel novero delle nazioni democratiche». Calamai ha anche citato il manifesto di Ventotene « documento di pace, di libertà e di spirito di collaborazione che deve guidare anche l’Europa di oggi e proteggerla dalle spinte di chi la vorrebbe debole e divisa» e gli eccidi nazifascisti, Sant’Anna di Stazzema e Marzabotto, sottolineando che :«la Resistenza rappresentò il senso più profondo di una lotta di giustizia contro queste stragi, contro questi eccidi di innocenti e riscattò l’onore della patria, gettata nel fango da Mussolini e dai fascisti»
Il sindaco ha concluso il suo discorso celebrativo facendo un appello alla pace: «Le macerie di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e di tanti, troppi altri fronti di guerra, sono le ferite evidenti di questa umanità offesa e straziata»- per il sindaco Calamai «C’è bisogno di una nuova resistenza contro la barbarie e contro la guerra. Serve uno sforzo comune per la pace, e come 80 anni fa, ciò che ci unisce deve prevalere su egoismi di parte, in nome della difesa della libertà ed ha concluso il suo discorso citando le parole di un prete che la Resistenza l’aveva fatta in prima persona, padre Davide Maria Turoldo: “Tra i morti della Resistenza vi erano seguaci di tutte le fedi. Ognuno aveva il suo Dio, ognuno aveva il suo credo, e parlavano lingue diverse, e avevano pelle di diverso colore, eppure nella libertà e nella dignità umana si sentivano fratelli”.
Celebrazioni anche in Val di Bisenzio
A Cantagallo la mattinata ha visto una delegazione comunale rendere omaggio a Creda, luogo che accolse gli sfollati durante l’occupazione nazista. Nel pomeriggio, sono state deposte corone nei luoghi simbolo della Resistenza, tra cui Cave, Carmignanello, Luicciana, Migliana e Usella. La giornata si conclude con lo spettacolo teatrale “Come ginestre. Scelte di Resistenza” al Teatro-Capannone di Usella, un viaggio tra parole, musica e memoria ispirato a figure simbolo della lotta per la libertà.

«Non possiamo ignorare i segnali preoccupanti di un fascismo che, pur mutato nella forma, continua a insinuarsi nella nostra società.- ha dichiarato il sindaco di Guglielmo Bongiorno – Il fascismo contemporaneo non si presenta più in camicia nera, ma si diffonde attraverso i social, la cultura dell’odio, la disinformazione e la mercificazione dell’informazione. È un fascismo che sfrutta il malessere sociale, nega la scienza, attacca i diritti civili e ambientali, alimenta il sospetto e polarizza l’opinione pubblica, riducendo la democrazia a un guscio vuoto. Ribadiamo oggi con forza che la Resistenza non è solo un ricordo, ma un dovere presente: quello di difendere i valori costituzionali, la libertà, la giustizia sociale e la verità. Il 25 Aprile resta un faro. Perché la libertà non è mai conquistata per sempre».
A Vaiano la giornata è iniziata con il tradizionale corteo partito da piazza del Comune, che ha raggiunto la chiesa parrocchiale alla Badia per la celebrazione della Santa Messa in ricordo dei caduti. Successivamente, il corteo ha proseguito fino al Monumento ai Caduti, dove si sono tenuti gli interventi delle autorità e le letture degli studenti dell’Istituto Comprensivo “L. Bartolini”. Le celebrazioni si sono concluse al cimitero comunale con omaggi musicali a cura degli alunni dell’istituto.

«Celebrare il 25 aprile- le parole della sindaca Francesca Vivarelli – non è soltanto ricordare il sacrificio di quanti liberarono l’Italia dalla furia della guerra e dall’oppressione nazifascista, ponendo le basi per la nascita della nostra democrazia fondata sul valore inestimabile della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza , ma anche rinvigorire in ciascun cittadino il dovere di custodire e difendere la libertà e l’integrità di ogni persona, contro ogni forma di oppressione, discriminazione, sfruttamento, povertà ed emarginazione. La libertà conquistata con il 25 aprile deve costituire l’impegno di tutti per un’Italia ed una Europa sempre più democratiche, solidali, inclusive per ogni persona e in ogni tempo».
A Vernio le celebrazioni hanno preso il via alle 8.30 con la deposizione di corone ai Monumenti ai Caduti. Alle 9.30, il ritrovo al Monumento dei Caduti presso i giardini de Le Rocce ha preceduto la cerimonia istituzionale e la Santa Messa delle ore 10.30.

«Oggi – ha ricordato la sindaca Maria Lucarini – non celebriamo solo una ricorrenza: oggi celebriamo un fondamento. Sono passati ottant’anni dalla Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, ma quella stagione è ancora viva, ancora urgente, ancora necessaria. Il 25 aprile non è un rito da ripetere, è un richiamo. A chi siamo stati, a chi vogliamo essere. Oggi, a ottant’anni da quella liberazione, il nostro compito è resistere di nuovo. Resistere all’indifferenza, al revisionismo, alla paura. Resistere per costruire una pace vera, che non sia solo assenza di guerra, ma presenza viva di giustizia. La Resistenza è un’idea che non muore. È un seme che continua a germogliare. Viva il 25 aprile. Viva la Resistenza. Viva la libertà».
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