Già il Tar della Toscana aveva detto sì lo scorso anno, ora a dirlo è anche il Consiglio di Stato: sì alla fondazione voluta dalla famiglia di Federico Zini, il 25enne che il 26 maggio 2018 a Prato uccise a colpi di pistola l’ex fidanzata, Elisa Amato, 29, e poi, tornò verso casa a San Miniato, con il cadavere in macchina, e si suicidò. Arriva la parola fine – definitiva – sulla contrapposizione tra la famiglia Zini da una parte e Regione Toscana che negò l’iscrizione a Runts (il Registro unico nazionale del Terzo settore) sulla scorta di un parere sfavorevole dato dalla Conferenza dei servizi sulla base dei pareri espressi dal Consiglio regionale e dai Comuni di Prato, San Miniato, Montopoli, Montemurlo e Vaiano, tutti concordi sulla inopportunità dell’iniziativa. Inopportunità sottolineata anche da una massiccia raccolta di firme: novemila. Sotto accusa era fino principalmente il nome della fondazione: Fondazione Federico Zini. “Unanime avversione delle comunità toscane – si leggeva nei documenti di diniego – alla decisione di intitolare una fondazione all’autore dell’omicidio della ex compagna”. Una fondazione, insomma – fu detto – non può chiamarsi come chi ha commesso un femminicidio. E oggi, la Fondazione si chiama ‘Un abbraccio per un sorriso’, ma non sono cambiate le finalità, non è cambiato il principio, non è cambiato il motivo che ha convinto la famiglia Zini, e il padre di Federico in particolare, a promuovere l’iniziativa già pochi mesi dopo la tragedia.
Prima bocciatura nel 2018, poi di nuovo nel 2023 quando l’istanza si scontra con il parere negativo della Regione e del Comune di Pisa. Da lì in avanti il braccio di ferro a suon di carte bollate fino all’approdo al Consiglio di Stato che ha confermato la sentenza del Tar e ha detto che sì, la Fondazione ‘Un abbraccio per un sorriso’, dedicata alla memoria di Federico Zini, ha tutte le carte in regola per entrare nel Runts. (nadia tarantino)
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