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Femminicidio Elisa Amato, il Tar dà torto alla Regione: la Fondazione voluta dalla famiglia Zini si può fare


Le ragioni alla base del primo diniego sono state rimosse a cominciare dal nome che non è più 'Fondazione Federico Zini'. Quella intitolazione fu ritenuta un "disvalore rispetto alle finalità di contrasto alla violenza di genere". Il tribunale amministrativo: "Il no della Regione non è sorretto da adeguata motivazione". Il femminicidio risale al 2018: il giovane uccise l'ex a colpi di pistola e poi, con la stessa arma, si tolse la vita


Nadia Tarantino


E’ cambiato il nome e sono state sanate le carenze amministrative: la fondazione, dunque, ha le carte in regola e “il diniego della Regione Toscana non è sorretto da adeguata motivazione”. A dirlo è il Tar che ha dato il via libera all’iscrizione al Runts – il Registro unico nazionale del terzo settore – della fondazione costituita dal padre di Federico Zini, il 25enne che il 26 maggio 2018 a Prato uccise a colpi di pistola l’ex fidanzata, Elisa Amato, 29 anni, e poi con il cadavere della donna in auto, tornò a San Miniato, dove viveva, e si suicidò.
La sentenza è di questi giorni e mette fine – per adesso – alla discussione che qualche mese dopo il femminicidio esplose attorno alla decisione del padre di Federico di intitolare al figlio una fondazione per promuovere il contrasto alla violenza di genere. A dire no, formalmente, fu la Regione sulla scorta del parere sfavorevole della Conferenza dei servizi che, riunita per decidere sul riconoscimento della personalità giuridica e di iscrizione nel Runts, aveva sottolineato  “l’unanime avversione delle comunità toscane alla decisione di intitolare una fondazione all’autore dell’omicidio dell’ex compagna” espressa dal Consiglio regionale e dai Comuni di Prato, San Miniato, Montopoli Val d’Arno, Montemurlo e Vaiano”.
Un no fermo in un coro di voci pubbliche e private accompagnato da una raccolta di 9mila firme contro la ‘Fondazione Federico Zini’ considerata, per il nome scelto, “un disvalore rispetto alle finalità”, “una scelta inaccettabile e di mancanza di rispetto per la vittima e la sua famiglia”, “un deterrente per le donne vittime di violenza a denunciare”.
Era la fine del 2018. Cinque anni dopo, nel 2023, l’istanza viene riproposta: la richiesta è sempre la stessa ma la fondazione ha cambiato nome. Niente da fare: anche stavolta la Regione, insieme al Comune di Pisa, dice che non si può fare e motiva la decisione senza passare dal riesame della Conferenza dei servizi ma richiamando il fatto che, se anche il nome non è più ‘Fondazione Federico Zini’, l’atto costitutivo dell’ente era sempre lo stesso del 2018 “già ritenuto affetto da vizio tale da impedire il riconoscimento della personalità giuridica”. A stretto giro di posta, la fondazione presenta ricorso al Tar. E vince. Vince perché, si legge nella sentenza del tribunale amministrativo, “la denominazione della fondazione è stata modificata in modo tale da non contenere più il riferimento personale che aveva suscitato la vibrante contrarietà, e le rimanenti ragioni (un vizio statutario e un altro di tipo economico-finanziario ndr) sono state superate”.
Il provvedimento di diniego, dunque, è stato annullato e in più il Tar ha condannato Regione e Comune di Pisa a pagare tremila euro alla fondazione come rifusione delle spese di lite.

Dalla Regione arriva il commento dei consiglieri Enrico Sostegni, presidente della commissione Sanità e politiche sociali, e Marco Martini, consigliere regionale Pd eletto a Prato: “Come è noto – dicono – la Regione Toscana, anche grazie a una mozione da noi proposta e approvata in Consiglio, negò l’iscrizione della fondazione nel registro unico nazionale del Terzo settore. Stiamo valutando oggi, dopo un opportuno approfondimento, di ripresentare un atto che chiami di nuovo l’Assemblea toscana ad esprimersi. Rispettiamo anche il dolore della famiglia Zini, ma continuiamo a pensare che istituire una fondazione in memoria di una persona che ha commesso un crimine orrendo rappresenti un segnale ambiguo e contraddittorio, soprattutto nei confronti delle giovani generazioni”. (nadia tarantino)

Edizioni locali: Prato

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(N° 4 del 14/02/2009)
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