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“Farmaci sbagliati e visite mai effettuate”: la denuncia di una figlia sulla degenza del padre alla Melograna


Una lettrice di Notizie di Prato racconta i problemi riscontrati durante il ricovero dell'anziano nella struttura di Narnali: presunti errori nelle terapie, carenze igieniche e la mancata visita del fisiatra


Alessandra Agrati


Scambio di pazienti, errori nella somministrazione delle terapie, carenze igieniche e visite specialistiche mai effettuate. Sono queste le criticità che V.B., una lettrice di Notizie di Prato, denuncia in relazione all’esperienza vissuta dal padre ultraottantenne nella struttura La Melagrana di Narnali, recentemente trasformata in Ospedale di Comunità. L’anziano è rimasto ricoverato tra maggio e giugno dopo essere stato trasferito dall’ospedale Santo Stefano, dove era stato curato per una polmonite.
“Terminata la fase acuta della malattia – racconta la donna – mio padre è stato trasferito nella struttura. Vista la sua età molto avanzata, sono rimasta sempre al suo fianco, ed è stato fondamentale, considerati gli errori e le lacune che ho riscontrato nell’assistenza infermieristica e degli operatori socio-sanitari. Dopo che i medici avevano sospeso un farmaco, mi sono accorta che un’infermiera continuava a somministrarglielo. Quando ho chiesto spiegazioni, mi è stato detto che la collega del turno precedente non aveva registrato la sospensione nella documentazione”.
Un altro episodio riguarda il percorso di mobilizzazione del paziente. “Mi avevano assicurato che mio padre sarebbe stato fatto alzare e messo a sedere, come già indicato dai medici dell’ospedale da cui proveniva. Quando però, al quinto giorno, era ancora costretto a letto, ho chiesto spiegazioni al personale. Mi è stato risposto che quella disposizione non risultava nella scheda clinica. Peccato che la scheda a cui facevano riferimento riportasse il nome e il cognome di un altro paziente”.
Secondo la figlia, in un’altra occasione le sarebbe stato riferito che era stato lo stesso padre a preferire di rimanere a letto. “Una spiegazione che considero assurda: non dovrebbe essere il paziente a decidere il proprio percorso terapeutico”.
Episodi che hanno spinto la donna ad aumentare ulteriormente l’attenzione sulle cure ricevute dal padre. «A quel punto ho iniziato a controllare tutto».
La lettrice denuncia anche condizioni igieniche giudicate insufficienti e la mancata erogazione di alcuni servizi che, a suo dire, avrebbero dovuto essere garantiti durante la degenza.
“Il lunedì era prevista la visita del fisiatra – prosegue – ma nelle due settimane di ricovero non si è mai visto. Una mancanza grave, soprattutto considerando l’età del paziente”. Le criticità, secondo il racconto, avrebbero riguardato anche la gestione ordinaria dell’assistenza.
L’anziano è poi tornato a casa, ma l’esperienza ha lasciato un forte senso di preoccupazione nella famiglia. “A noi è andata bene – conclude amaramente la figlia – ma non tutti i familiari hanno la possibilità di stare vicino a i propri cari ammalati. D’altronde ci dovremmo poter fidare del servizio sanitario e di come si prende cura dei pazienti. Credo che l’Asl dovrebbe effettuare controlli più approfonditi prima che possa accadere qualcosa di irreparabile”.
Anche un’altra lettrice, E.F., ha contattato la redazione di Notizie di Prato per raccontare la sua esperienza negativa alla Melagrana “Mio padre è stato trasferito alla Melagrana dopo dieci giorni di ricovero ospedaliero in seguito a un grave incidente stradale che gli aveva provocato un politrauma con tredici costole rotte, fratture allo sterno, a due vertebre cervicali e alla mano destra, operata chirurgicamente. Dopo pochi giorni nella struttura, invece di migliorare, le sue condizioni sono peggiorate: aveva quasi smesso di mangiare, era sempre più debilitato e ha iniziato a soffrire di vomito e diarrea. Ha inoltre contratto un batterio che gli ha provocato due collassi. Durante uno di questi episodi l’ho trovato semiseduto sul letto mentre vomitava. Aveva suonato il campanello, ma nessuno era intervenuto. I due operatori socio-sanitari in servizio erano fuori a fumare e non si erano accorti della chiamata. Mio padre, quasi svenuto, stava cercando di contattarmi con il cellulare. Sono arrivata al punto di voler chiamare i carabinieri, ma mio padre mi ha pregato di non farlo perché temeva conseguenze durante la permanenza nella struttura. Il giorno prima delle dimissioni, richieste dalla famiglia, un medico mi disse: “Guardi che quest’uomo non è messo affatto bene”, senza fornire ulteriori spiegazioni fino a quando non ho chiesto chiarimenti. A quel punto abbiamo deciso di riportarlo a casa e, se necessario, di farlo seguire a Careggi, dove è in cura per problemi cardiaci ed è portatore di pacemaker. Nonostante tutto, grazie alla sua forza di volontà e all’aiuto della sua dottoressa, mio padre, oggi 71enne, è riuscito a riprendersi completamente, anche se ci sono voluti molti mesi”»”.

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è una testata registrata presso il Tribunale di Prato
(N° 4 del 14/02/2009)
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Direttore responsabile: Claudio Vannacci

Editore: Toscana Tv srl

Redazione: Via del Biancospino, 29/b, 50010
Capalle/Campi Bisenzio (FI)

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