Il Comune di Prato è stato scelto, insieme ad altri nove comuni italiani, per partecipare a una sperimentazione nazionale contro lo sfruttamento lavorativo dei cittadini stranieri e la presa in carico delle vittime. Il progetto, promosso da Anci in collaborazione con il ministero del Lavoro, si basa anche sull’esperienza del sistema Sai, la rete pubblica dei Comuni che si occupa di accoglienza e integrazione. L’iniziativa nasce da una recente norma che ha introdotto uno speciale permesso di soggiorno per le vittime di sfruttamento e ha previsto risorse economiche per aiutarle a uscire da queste situazioni e costruire un percorso di autonomia. Per avviare il progetto, ai Comuni coinvolti è stato chiesto di presentare una proposta operativa. L’amministrazione comunale ha quindi deciso di aderire, inviando la propria manifestazione di interesse. Tutte le proposte raccolte confluiranno in un piano nazionale che Anci presenterà al ministero entro il 31 marzo. Solo dopo l’eventuale approvazione si passerà alla fase concreta.
Se il progetto verrà approvato, a Prato potrà essere assegnato un finanziamento fino a 160mila euro per realizzare le attività previste entro la fine del 2027. L’obiettivo è offrire alle persone vittime di sfruttamento un aiuto concreto e personalizzato. Sono previsti percorsi per l’inserimento lavorativo, con attività di orientamento, corsi di formazione e accompagnamento nella ricerca di un impiego, anche attraverso tirocini o apprendistati. Accanto al lavoro, il progetto prevede un sostegno più ampio per favorire una reale integrazione. Questo significa aiuto nella ricerca di una casa, assistenza sanitaria e psicologica, supporto legale, mediazione linguistica e accompagnamento nell’accesso ai servizi del territorio. In alcuni casi sono previsti anche contributi economici per le necessità quotidiane. L’iniziativa si inserisce in un sistema di interventi già attivi sul territorio e punta a rafforzare la collaborazione tra enti e servizi che si occupano di tutela delle vittime. L’obiettivo è duplice: da un lato far emergere e contrastare lo sfruttamento lavorativo, dall’altro offrire alle persone coinvolte strumenti concreti per ricostruire la propria vita e raggiungere una piena autonomia.
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