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Elezioni, l’intervento di don Helmut: “Il programma elettorale, le idee, le proposte hanno ancora rilevanza per il voto finale”?


Il parroco di San Giusto apre una riflessione sulle amministrative del 24 e 25 maggio. Ecco il testo integrale


Nadia Tarantino


Meno di venti giorni alla tornata elettorale per l’elezione del prossimo sindaco di Prato. In corsa sei nomi: Matteo Biffoni, Emilio Paradiso, Gianluca Banchelli, Enrico Zanieri, Jonathan Targetti, Claudio Belgiorno (in ordine di sorteggio). La campagna elettorale è sempre un momento nel quale idee, proposte, programmi sono terreno di dibattito e confronto e, dunque, ingredienti per gli elettori chiamati alle urne. “Siamo sicuri che a Prato, un determinato programma elettorale ha ancora qualche rilevanza per il “voto” finale? Siamo sicuri che i dibattiti elettorali abbiano qualche influenza su ciò che diranno i cittadini attraverso le urne”? A chiederlo è don Helmut Szeliga, parroco di San Giusto, noto per la sua battaglia a fianco di Sudd Cobas contro lo sfruttamento del lavoro. Don Helmut ha inviato a Notizie di Prato una sua riflessione sulle prossime elezioni amministrative. Pubblichiamo integralmente il suo intervento.       

“Elezioni o plebiscito? In questi giorni pre-elettorali, si ha la sensazione di avere davanti uno scolaro pigro che prova a fare, in una notte, quello che non ha fatto in tutto il semestre. Già i nostri vecchi ci hanno avvertito di non fare le cose “di furia”. La storia della sorte dei poveri gattini fatti dalla gatta frettolosa ne era un ammonimento “forte e chiaro”.

Facendo le cose all’ultimo momento (“di furia”, appunto), si rischia di farle in modo superficiale, di non valutare abbastanza le sfumature dei problemi, lasciarsi “incantare” da quello che brilla e luccica di più ma, soprattutto, di non avere abbastanza tempo per… pensare.

Il “pensare” significa pesare, ponderare, esaminare le cose che è molto di più del cercare una soluzione immediata, collegare il bisogno all’azione o la richiesta alla risposta soddisfacente.

Quella rinuncia al pensare è uno dei problemi più seri del nostro presente. Quando si sceglie di non pensare (in quel senso etimologico di cui sopra) ma solo agire, realizzare, eseguire (di furia) si rinuncia, non solo ad avere un ottimo risultato in termini di obiettivi, efficienza delle risorse impiegate, sostenibilità, fattibilità, ricadute sul tessuto sociale ecc., ma, soprattutto, si impoverisce la Comunità della ricchezza del pensiero che, proprio perché singolare e incomparabile (grazie alla nostra unicità) è necessario perché una Comunità possa crescere nel suo aspetto umano.

Certo, è sempre meglio (che non vuol dire bene) che lo scolaro si impegni all’ultimo momento che non faccia assolutamente niente.

Quell’ultimo momento pre-elettorale sono i dibattiti, semi-confronti, firme degli impegni, presentazione dei programmi… come se qualcosa di importante dovesse ancora decidersi… quando, invece, il vincitore è già sul trono, ha già vinto e lo ha fatto con una mano (anzi, due) in tasca. Qualcuno di voi ne ha ancora qualche dubbio su chi vincerà “le elezioni”? La cosa buffa (tragicomica) è che, a questa “fase ponderativa”, pre “elettorale” tutti prendono parte (con buona volontà e convinzione… ci mancherebbe che ne dubitassi!): i registi (quelli, di solito, non si fanno vedere), i costumisti e i truccatori, gli attori e il pubblico.

L’elezione, per essere tale, è una scelta fatta in base a dei determinati criteri. Nel caso delle elezioni politiche, il criterio per eccellenza dovrebbe essere la personalità del candidato e il suo programma elettorale. Non basta sapere che visione di Prato vuole portare avanti un candidato sindaco ma, ancora prima, ci interessa la sua postura morale, il suo “curriculum vitae”, la sua “umanità”. E “qui casca l’asino”, come dicevano i nostri vecchi. Siamo sicuri che a Prato, un determinato programma elettorale ha ancora qualche rilevanza per il “voto” finale? Siamo sicuri che i dibattiti elettorali abbiano qualche influenza su ciò che diranno i cittadini attraverso le urne?

E, se non è il programma o il dibattito a orientare le scelte politiche, si può parlare ancora di “elezioni”? Non sarebbe più corretto e onesto parlare di “plebiscito”? Infatti, questo è il nome che si da quando abbiamo da fare con un’acclamazione, proclamazione quasi unanime, un “Evviva” e “Urrà”. Ma, più in generale… siamo ancora pronti a “verificare” le nostre convinzioni più profonde (non solo in riferimento a quelle politiche), attraverso un ascolto dialogante con chi la pensa diversamente? Esiste ancora, dentro di noi, uno spazio per ascoltare e pensare?

Ho letto, in questi giorni, l’intervento della giovane Sofia Perretta, e mi è piaciuto molto per la sua forma (rispettosa), ma soprattutto, per la chiarezza e il coraggio. E’, senz’altro, bello e incoraggiante quando una giovane vede il futuro di Prato, principalmente nella la sua rinascita valoriale, prima ancora di qualsiasi “strategia” economica. Grazie, Sofia, per averci ricordato che il vero benessere significa: Essere nel Bene”.

Don Helmut

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