In una cattedrale di Santo Stefano gremita e commossa, Prato ha dato l’ultimo saluto a Piero Ceccatelli, il giornalista scomparso a 65 anni e che più di ogni altro aveva saputo interpretare e raccontare la città, con un amore viscerale ricambiato dai pratesi come dimostrato dai tanti che si sono voluti stringere intorno al feretro durante il rito funebre officiato da monsignor Carlo Stancari e concelebrato dal vicario monsignor Daniele Scaccini.
In chiesa tanti amici e colleghi, a dare forza alla moglie Paola, alla sorella Nicoletta e ai parenti. Ma anche tantissimi rappresentanti di quelle istituzioni con cui Piero Ceccatelli si era sempre rapportato in maniera corretta ma inflessibile nei tanti anni di carriera trascorsi in città: dagli esordi giovanissimo a Radio Prato passando poi per le redazioni di Tv Prato, Il Tirreno e La Nazione, di cui è stato responsabile per oltre 14 anni. E poi tanta gente comune, quella Prato che è sempre stata la stella polare di Ceccatelli.






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Monsignor Stancari, che di Piero Ceccatelli è stato insegnante al liceo, ha ricordato come per Piero il giornalismo fosse una missione e di come in tutta la sua lunga carriera abbia sempre cercato di leggere la realtà pratese in positivo, dando un contributo alla crescita di tutta la comunità. Poi il commosso ricordo della nipote che ha raccontato il Piero Ceccatelli più intimo e familiare, e quello di due colleghi: Sara Bessi e Stefano Fabbri che si sono soffermati per sottolineare come in Ceccatelli le qualità umane e quelle giornalistiche si sovrapponessero in maniera assoluta,l il tutto nel segno del massimo rispetto sia per la notizia sia per le persone con le quali aveva a che fare.
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