Identità, urbanistica, storia culturale e sanitaria si intrecciano nel raccontare gli ultimi due secoli dell’ospedale Misericordia e Dolce di Prato, contribuendo a preservarne la memoria collettiva. Questo è il filo conduttore del volume “Lo Spedale della Misericordia e Dolce” di Alessandro Bicci e Claudio Sarti, pubblicato nella collana della Biblioteca dell’Identità Toscana della Regione Toscana. Un racconto che attraversa alcuni dei momenti più significativi della storia italiana: dalla nascita dello Stato unitario alla Grande Guerra, dal Fascismo alla Seconda guerra mondiale, fino alla ricostruzione, alla nascita delle Regioni e all’istituzione del Servizio sanitario nazionale.
«Il testo colma un vuoto e si inserisce in un contesto storico particolarmente interessante», ha sottolineato il presidente della Toscana Eugenio Giani, intervenuto alla presentazione insieme all’assessora alla cultura Cristina Manetti. Nel corso del suo intervento, Giani ha ricordato come «si parli per la prima volta di sanità pubblica nel Regio decreto del 1875», evidenziando «il ruolo storico della Toscana come punto di riferimento, anche grazie a modelli come gli statuti di Santa Maria Nuova e Santa Maria della Scala». «Il libro – ha concluso – non è un semplice racconto, ma un confronto continuo che mostra l’evoluzione della sanità pubblica fino ai giorni nostri».
Il volume completa il percorso di studi avviato dal medico e scrittore Giuseppe Bologni sulla storia del Misericordia e Dolce fino alla fine del Granducato (1859), ampliando la ricerca all’età moderna e contemporanea e mettendo a disposizione anche documentazione inedita. In 223 pagine, corredate da circa quaranta fotografie, si ripercorre la storia dell’ospedale e il suo legame con la città, attraverso vicende e passaggi istituzionali che hanno segnato profondamente la comunità pratese.
«L’idea del libro è nata nel 2018 – spiega Claudio Sarti – quando mi fu chiesto di celebrare gli ottocento anni dalla fondazione dell’ospedale della Misericordia. Da quella domanda, posta da una guida pratese, abbiamo iniziato a riflettere e a promuovere alcune iniziative». «A quel punto – prosegue – ci siamo resi conto che mancava uno studio organico sulla storia novecentesca dell’ospedale: da lì è nata la volontà di costruire una ricerca utile non solo alla storia sanitaria, ma anche a quella della città».
Il libro include anche un’appendice documentaria con alcune delle delibere più significative, tra cui quella del 12 aprile 1952 con cui il consiglio di amministrazione annunciò la costruzione di un nuovo ospedale nell’area già occupata dal Misericordia e Dolce. Una delle prime relazioni dettagliate risale invece al 1° marzo 1905: all’epoca il complesso occupava una superficie di 7.030,80 metri quadrati e disponeva di 254 posti letto, suddivisi tra uomini e donne. Oltre un secolo dopo, nel 2013, sarebbe stato inaugurato il nuovo ospedale Santo Stefano a Galciana.
«Una ricerca innovativa – sottolinea Alessandro Bicci – perché analizza come Prato sia cresciuta negli ultimi due secoli anche attraverso la sanità, con un ospedale capace di evolversi per rispondere alle esigenze della popolazione». «Abbiamo utilizzato documentazione inedita – aggiunge – proveniente in gran parte dall’Archivio di Stato di Prato, dove sono conservati circa seimila faldoni sulla storia dell’ospedale».
Il lavoro si basa infatti su un ampio percorso di ricerca tra archivi, biblioteche, giornali d’epoca e documenti inediti, comprese le delibere conservate nell’archivio storico del Misericordia e Dolce dalla fine dell’Ottocento fino agli anni Settanta del Novecento. «La storia della sanità pubblica si intreccia profondamente con quella delle persone e della comunità che questo ospedale ha servito – afferma il direttore generale dell’Asl Toscana Centro, Valerio Mari –. Raccontarla significa valorizzare non solo l’evoluzione dei servizi, ma anche il contributo umano e sociale che ne ha accompagnato la crescita». «Tra i compiti della nostra Azienda – prosegue – rientra anche la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico e artistico legato alle strutture sanitarie, anche attraverso il nostro impegno in AcosiI».
A chiudere, il presidente della Fondazione di Santa Maria Nuova e di Acosi, Giancarlo Landini: «Questo volume restituisce pienamente il senso della storia della città, riportando al centro il legame profondo tra l’ospedale e la comunità pratese». Un lavoro che, ha aggiunto, «permette di ricostruire una vicenda che idealmente coincide e si intreccia con quella di Prato stessa».
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