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Doppia via Crucis, davanti al carcere della Dogaia e al Santo Stefano


La croce torna in ospedale per dimostrare vicinanza e preghiera ai degenti e al personale sanitario. I giovani invece saranno davanti ai cancelli della acsa circondariale per testimoniare speranza ai detenuti


Alessandra Agrati


La croce torna in ospedale per dimostrare vicinanza e preghiera ai degenti e al personale sanitario. I giovani invece saranno davanti ai cancelli del carcere della Dogaia per testimoniare speranza ai detenuti. Con l’avvicinarsi della Settimana Santa come ogni anno si rinnovano gli appuntamenti con i riti tradizionali del periodo pasquale.

Si inizia dalla Via Crucis dei giovani. La data è venerdì 22 marzo e il ritrovo è alle ore 21 al carcere della Dogaia a Maliseti. Sarà presente il vescovo Giovanni Nerbini e le riflessioni sono affidate a don Massimo Vacchetti. Sacerdote bolognese e direttore della pastorale dello sport della sua diocesi, don Massimo è conosciuto per il suo passato di arbitro di calcio e di ultras della curva rossoblu. Le sue catechesi, diffuse in rete con grande successo, sono molto apprezzate, in particolare dai giovani, per lo stile diretto e anche divertente. Il sacerdote torna a Prato dopo l’incontro tenuto lo scorso anno in occasione della Giornata mondiale per le vocazioni.

«Quest’anno abbiamo scelto il carcere per la nostra Via Crucis – dice il direttore di pastorale giovanile don Marco Degli Angeli –, filo conduttore di tutti i nostri incontri è quello dei volti di Cristo e in questa occasione parleremo del suo “volto di speranza”. Non entreremo all’interno della Dogaia, vivremo il nostro rito davanti ai cancelli, ma sarà certamente significativo essere di fronte a un luogo di reclusione, dove spesso chi vi entra perde speranza nel futuro. Testimonieremo che il Signore è risorto per tutti, per darci la vita. Come segno finale consegneremo a tutti i ragazzi e le ragazze un lumino, con l’invito ad essere luce nel mondo».

Il venerdì santo, il 29 marzo , alle ore 16 il vescovo Giovanni tornerà anche quest’anno in ospedale per rinnovare il rito della Via Crucis. L’iniziativa, pensata e organizzata durante la pandemia, è diventata ormai una tradizione. «Celebrare la Passione in un luogo di sofferenza, come l’ospedale, è un segno di vicinanza e rispetto, che ci sentiamo di rinnovare in occasione della Pasqua – dice Stefania Cecchi, direttore dell’ufficio diocesano di pastorale sanitaria – e inoltre le prime a volere questa iniziativa sono le varie realtà che quotidianamente prestano servizio al Santo Stefano».

Hanno confermato la loro presenza la cappellania ospedaliera, l’Unitalsi, la Misericordia, la Croce Rossa, la Pubblica Assistenza e la Croce d’Oro, i Medici cattolici, l’Acos (associazione cattolica operatori sanitari), l’associazione Figli in Cielo e i membri della Pastorale sanitaria. La croce percorrerà il perimetro dell’ospedale e sarà accompagnata insieme al Vescovo dai cappellani don Carlo Bergamaschi e padre Giacomo Mucia. Partecipano inoltre la direzione sanitaria e infermieristica del Santo Stefano, il Centro per i diritti del malato, la Fondazione Ami e la Fondazione Pitigliani.

Edizioni locali: Prato
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è una testata registrata presso il Tribunale di Prato
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Direttore responsabile: Claudio Vannacci

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